Il passato è passato, lo dice la parola stessa ma perché è così difficile lasciarlo andare?
Io per due anni ho vissuto con lui, ho condiviso il mio presente per finire poi a non riuscire a godermelo.
Mi portavo in giro questo grande sacco e a volte ero fiero di riuscire a portarlo con me, ogni passo era faticoso, svegliarsi significava aspettarsi sempre il peggio, il sole non mi scaldava, l’estate era troppo bella per essere vissuta, il silenzio e la solitudine erano gli unici veri amici che avevo e la notte quel momento in cui sentivo sollievo, un altro giorno era finalmente arrivato al termine.
Il passato mi ricordava lei, la nostra storia, tutti i momenti felici passati insieme e se avessi lasciato a terra quel sacco avrei rischiato di dimenticarla, come sarebbe stata la mia vita senza i miei ricordi, senza la speranza che un giorno avrebbe capito il più grosso sbaglio della sua vita, avrebbe raggiunto la consapevolezza e poi finalmente mi avrebbe raggiunto, sorriso, chiesto scusa e avremmo potuto vivere assieme il resto delle nostre esistenze.
Come ha potuto dimenticarsi di chi eravamo.
Non capivo che ogni giorno quel sacco si riempiva di pensieri, aspettative, idealizzazioni, falsità che solo la mia mente generava e che diventavano nella mia immaginazione una distorta realtà, la mia, l’unica che per tanto tempo era e doveva per forza essere.
Mi sono dato il tempo di convivere con tutto il mio dolore, la delusione che i rapporti portano nelle nostre uniche e speciali esistenze, ho abbracciato tutte le mie paure, lasciato che ogni canzone, film, libro o tramonto bagnassero il mio viso e ho smesso di giudicare ogni mio gesto sbagliato, ogni parola distorta, ogni mia reazione a fatti piccoli e insignificanti, ho lasciato che tutta la mia rabbia e frustrazione prendessero possesso della mia testa.
Poi ho deciso di trasformare la razionalità in emotività, mi sono tolto corazze e pregiudizi e ho ritrovato quella mia parte più intima e sensibile che avevo represso e forse mai veramente voluto incontrare e tanto meno accogliere.
Ho ritrovato un parte di me per sentirmi finalmente libero di essere uno, ho lavorato sul mio centro, su quel sottile e complesso equilibrio tra testa, cuore e pancia e proprio in quel incrocio frenetico ho scoperto la pace di chi, dopo un incidente trova nella riabilitazione, un nuovo inizio.
Non ho dovuto per forza fare pace e chiedere scusa al mondo interno, bastava farlo con una sola persona, me stesso.
Tutto inizia e termina con noi e troppo spesso ce lo dimentichiamo.
Quando non accettiamo gli altri, amiamo o odiamo qualcuno non facciamo altro che esprimere verso fuori quello che proviamo dentro, come se il mondo non fosse altro che un grande specchio dove noi ci riflettiamo.
Oggi non dico di non avere bisogno degli altri ma ho capito che io da solo mi basto e che tutto quello che avrò in futuro sarà un plus, un qualcosa di inaspettato che non potrò far altro che accogliere e soprattutto ringraziare.
Impara ad essere grato perché nulla ci è dovuto.
Ogni giorno trascorso in questa vita é una benedizione, ogni evento una semplice esperienza, ogni ostacolo un insegnamento e non passa attimo che non mi senta più ricco e pieno di prima.
Amo la pizza e il sushi ma ha volte serve una medicina amara per guarire.
Ho capito che tutto quello che viviamo ci serve a conoscere un angolo di noi inesplorato e che siamo fatti di tanti piccoli pezzi che come ogni magnifico e immenso puzzle va costruito con attenzione e pazienza.
A volte quel piccolo e fottuto pezzo mancante sembra il tutto ma fidatevi, non lo è e non lo potrà mai essere.
Non smetterò mai di cercare i pezzi mancanti continuando però a gioire e a non dimenticare mai di tutti quelli già trovati.
Il futuro è uno spazio immenso di opportunità nascoste ma non ci deve mai ostacolare nel godere del presente che in fondo non è altro che la somma di quanto abbiamo raccolto nel passato.
Lei oggi è diventata quel pezzo mancante che ho imparato a non cercare più e chissà se mai un giorno giacerà sotto un tavolo o un divano di casa mia.
Magari apparirà all’improvviso davanti ai miei occhi increduli, lo fisserò e non so dirvi se lo raccoglierò o se con un calcio lo lancerò lontano dal mio puzzle, così perfetto perché ad oggi meravigliosamente imperfetto.

