Termine che deriva dal greco antico “demos” = popolo, “kratos” = potere ed indica una forma di governo in cui la sovranità è esercitata dai cittadini, sia direttamente (nelle democrazie antiche come Atene) sia attraverso rappresentanti eletti (nelle moderne democrazie rappresentative).
Vi chiedo, non credete che sia una definizione “vuota”, un progetto irrealizzato o addirittura per certi versi utopistico?
In questi giorni riflettevo sulle manifestazioni per la pace e come esse siano una sua concreta, ma infondo falsa realizzazione.
La gente ha espresso un volere concreto, diretto e per molti di loro sentito dal profondo del loro cuore. Ma verrà o meno ascoltato dai governi oggetto di questa dolente questione?
Tutto questo si scontra con un muro eretto da due verità che non hanno mai permesso alla democrazia di realizzarsi e di darle una tangibile concretezza: il potere in mano di pochi e i troppi interessi personali che sovrastano e annullano quelli collettivi.
Vi siete mai chiesti chi detiene oggi il pieno e assoluto controllo delle sorti del nostro pianeta?
Anziani assetati di potere che sfruttano la loro posizione per interessi economici personali.
Dovremmo iniziare a chiederci come poter dare concretezza a questa meravigliosa parola, riempirla con la realizzare un sistema politico che eviti accentramenti di potere in mano di pochi, un sistema di controllo dal basso che escluda, o quanto meno cerchi di ridurre al minimo, scelte palesemente in conflitto con l’interesse collettivo, rivolte ad un gruppo ristretto o selettivo di persone, le cosiddette lobbies.
Personalmente partirei da due modifiche di base al nostro attuale sistema politico: un’età massima oltre la quale si deve cedere la propria posizione, con la possibilità di continuare la propria carriera politica all’interno dei partiti come mentore o tutor delle nuove generazioni, e un tempo limitato per poterlo esercitare.
Se ci pensate bene il potere si nutre della mancanza di alternanza (non possiamo dopo 20 o 30 anni vedere sempre le stesse persone sedute sui banchi del Senato, Camera dei deputati, Governo e vari e diversi Ministeri) e l’assenza di una classe politica e dirigenziale che veramente rappresenti i giovani, coloro che dovrebbero scegliere il loro futuro e non subire e accettare dinamiche logore, giochi di palazzo antichi e la costante ricerca di mantenimento di posti e privilegi.
Purtroppo quando una persona detiene il potere da solo per troppo tempo ne diventa schiavo e dipendente, una specie di droga legalizzata e tollerata dall’ignoranza e dal menefreghismo della gente.
Diciamo sempre che il futuro appartiene ai giovani, di dover lasciar loro spazio ed invece ci troviamo sempre a criticarli, a dirgli che non sono pronti, mancano di esperienza e con queste scuse lasciamo alle sole persone “mature” i ruoli cruciali, le linee guida, le azioni, i meriti, gli errori e i demeriti, gli scandali e correlati perdoni e redenzioni.
Domani molti di questi personaggi egocentrici, accentratori, sfruttatori, privi di qualsiasi forma di etica e morale, non ci saranno più, non perché siamo stati capaci di allontanarli e punirli, ma solo perché padre tempo gli avrà fatti accomodare fuori dal palcoscenico.
Se non iniziamo a fissare regole democratiche il gioco continuerà a sopravvivere con modalità arcaiche e vantaggiose sempre per le stesse classi sociali, culture ed etnie che hanno generato da secoli invidie, sete di rivincita e veleni di vendetta.
Nulla cambierà mai nulla se non parti dalla base e continuare a criticare il vertice non cambierà mai la storia dell’umanità, capace di ripetere all’infinito sempre gli stessi errori.
Qualcuno si è sempre proclamato il più forte, intelligente, furbo, illuminato, migliore e, sulla base di vecchi schemi storici, geografici, culturali, religiosi, decide di essere l’accentratore di tutto il potere. Io decido e tutti gli altri devono subire passivamente il mio volere. Vi ricordo che in certi governi questo è insito nel sistema stesso, in quelli democratici avviene sotto pelle, dietro le quinte, con una calligrafia da decifrare, quelle piccole parole indicate in un contratto farlocco o quella scritta che riesci a leggere solo quando alzi il foglio controluce.
Possiamo e dobbiamo prendercela con chi è al vertice, con chi ha in mano il pulsante del nucleare, chi guida gli eserciti, chi autorizza i comandanti ad eseguire gli ordini, ma non dimentichiamoci che molti di loro sono arrivati lì attraverso la nostra singola scelta e che quindi la democrazia si basa sempre sulla nostra consapevole responsabilità.
La democrazia muore quando la deleghiamo agli altri, quando decidiamo di non crederci, quando ci escludiamo o fingiamo di non appartenere al sistema politico e che il nostro voto non conta, uno non potrà mai fare la differenza.
Siamo tutti indirettamente responsabili del nostro pianeta, qualcuno però direttamente e più di altri.

