Quando conobbi per la prima volta Ale mi incuriosì molto.
Aveva gli occhi grandi, azzurri e mi fissava intensamente senza dirmi una parola.
Era educato e rispettoso della mia autorità.
Quando doveva dirmi qualcosa di importante mi chiedeva di uscire con lui in modo che il brusio della classe non potesse infastidirlo.
Quando spiegavo qualcosa che colpiva la sua attenzione si concentrava molto e dopo un po’ iniziava a chiudere gli occhi perché faticava nella ricerca del significato profondo delle mie parole.
Durante le verifiche si sedeva vicino a me e mi raccontava delle sue passioni fuori dalla scuola. I suoi progetti e i suoi desideri, la paura di non farcela e i dubbi di riuscire a raggiungere gli obiettivi che spesso gli turbavano i sogni e lo facevano riposare male la notte.
All’inizio mi confrontai con la classe sulla necessità di farlo sentire parte del gruppo e di come purtroppo l’immaturità di qualcuno lo rendeva irascibile e sensibile verso chi non lo comprendeva o lo derideva per il semplice fatto di non riuscire a capire le battute o gli scherzi dei ragazzi più vivaci e svegli di lui.
Quando l’ho rivisto a settembre mi ha accolto con un grande sorriso, mi ha abbracciato e mi ha detto che questa estate gli ero mancato tanto.
Lui è da sempre spontaneo, onesto e sincero nell’esprimere il suo sentire e dovremmo tutti un po’ imparare da lui.
Tra di noi vi è un rapporto speciale e cerco a fine lezione di coinvolgerlo in dibattiti legati alla quotidianità, fatti di cronaca, relazioni ed emozioni. Lui è uno dei pochi che interviene pur non essendo interpellato direttamente, spesso vuole esprimere nei suoi modi e con i suoi tempi concetti profondi che conserva forse da sempre a cui finalmente può dar voce senza paure e giudizi altrui.
Ama correre in bicicletta e arrivare dall’altra parte della città da solo e questo lo rende orgoglioso di sé. Ama i gonfiabili e le giostre per bambini e lo racconta senza vergogna pur sapendo di non essere più piccolo.
A distanza di un anno i suoi compagni sono cresciuti e ogni giorno sorrido quando qualcuno gli parla, quando qualcuno decide di coinvolgerlo in nuove attività e in esperienze semplici che per lui significano socialità e vita.
L’altro giorno era il suo diciottesimo compleanno e mi ha chiesto se poteva leggere una lettera alla classe.
Io posso solo immaginare quanto tempo e fatica ci abbia messo nello scriverla a mano e quanto coraggio abbia avuto nel leggerla davanti a tutti. Ha chiesto il massimo silenzio perché il rumore lo inceppa e non voleva dover ripetere tante volte la stessa parola.
Sapete cosa vi dico, chi se ne frega se non imparerà le regole della partita doppia o se non saprà costruire e analizzare un bilancio aziendale, vederlo sereno e felice insieme ai suoi coetanei mi rende fiero e orgoglioso di lui.
Non manca mai alle lezioni e anche se alla prima o ultima ora si addormenta con la testa china sul banco, lui è lì con tutti noi e noi siamo lì per lui.
La scuola gli serve molto più di quanto qualcuno creda ed è proprio in questo luogo dove lui assapora tutta la sua normalità.
In questi anni lui si sta appropriando di quella socialità che forse il futuro non sarà sempre in grado di regalargli ed è proprio nella sua diversità che la classe diviene inconsapevolmente speciale e unica.
I suoi compagni forse non sanno quanto amore gli stanno donando ma io lo vedo e continuerò a lavorare per tenere questa piccola famiglia unita e per far sentire il maggiorenne Ale sempre protagonista del suo percorso educativo.
La diversità dovrebbe sempre essere una opportunità di crescita per tutti e non un ostacolo o un rallentamento didattico per gli altri.
Auguri Ale e che la vita non ti faccia mai sentire diverso, se non perché tu lo sei, speciale e unico a tuo modo.
Il tuo Prof.

