Quel filo che ci lega

Quel filo che ci lega

Dire addio ad una persona che ami non è mai facile, credo che ci voglia coraggio a lasciarla andare e ce ne voglia ancora di più a convivere con il vuoto della sua assenza.

Ora che sono solo ho deciso di iniziare un nuovo viaggio dentro di me alla scoperta delle mie paure, dei miei blocchi, del mio irrisolto. Ho sentito forte il desiderio di lavorare con una persona conosciuta quest’anno e credo che lui possa divenire un mio nuovo maestro.

La solitudine fa paura e la sfida sta proprio nel tornare a volersi bene, colmare il tempo e gestire quel flusso di parole che riempiono la testa. A volte sento forte un groviglio di fili che mi stringono forte la bocca dello stomaco e che voglio iniziare a slegare e rendere lineare.

Non passa giorno che io non mi svegli pensando a lei e che non mi addormenti pensando a come sta, se è felice della scelta fatta, se gli manco e se mai un giorno ripenserà alla nostra storia e all’idea che forse avremmo potuto fare qualcosa insieme di diverso.

Tante volte mi soffermo su quella mia stupida idea di ricomporre, rimettere a posto i cocci. A quella antica tecnica giapponese con la quale le cose sistemate hanno un valore maggiore rispetto a quelle nuove.

Ho capito che quello che ci univa era la paura.

Abbiamo trascorso il tempo in difesa, ci siamo adattati alle reciproche insicurezze e abbiamo costruito un muro nel quale difenderci da ciò che non eravamo pronti ad affrontare.

Abbiamo entrambi paura di amare, di metterci in gioco, di fare quel passo che ti porta ad essere vulnerabile, privo di qualsiasi difesa. Un passato segnato dal dolore dei fallimenti e dalla sofferenza di non essere forse mai stati compresi e accettati. Un forte desiderio di essere compresi e sostenuti nelle nostre reciproche avversità.

Io non posso che ringraziarla perché lei è arrivata nella mia vita per mettere in evidenza quel mio modo sbagliato di stare assieme, di continuare a sentirsi soli in coppia.

Sono sempre stato concentrato e focalizzato su di me, sui miei obiettivi e non ho permesso a lei di mettere in discussione il mio centro perché, se mai mi fossi spostato da lì, non avrei più avuto una base nella quale potermi appoggiare e difendere.

Non ho permesso all’amore di travolgermi perché ho paura del mare aperto, delle onde che mi allontanano dalla riva, dell’idea di cosa fare quando ti trovi lontano dalla terra ferma e devi nuotare con la fiducia e la speranza di ritrovare la via maestra.   

Non ho avuto fiducia in lei perché sapevo che non mi avrebbe sostenuto in questo percorso. Conoscevo le sue difficoltà e paure e non ho avuto la forza e il coraggio di prendermene cura.

Il destino ci ha fatto incontrare per permetterci di scavare dentro di noi e di capire come abbiamo entrambi un forte desiderio di restare in mare aperto, di affrontare le correnti e di avere fiducia verso il futuro e il prossimo.

Ho sempre avuto paura di stare male perché sapevo che la mia testa e i miei pensieri non sarebbero stati capaci di salvarmi. Poi lei ha chiuso la relazione e ho dovuto affrontare da solo quello dal quale mi ero protetto. Sono caduto in un buco nero senza appoggi, senza alcun supporto, e da solo ho toccato il fondo del barile. Nel buio ho iniziato piano piano a risalire e, rileggendo la nostra storia, ho capito le mie mancanze e i miei errori. Ho messo in discussione la mia vita, il mio essere, il mio sentire, il mio cuore.

Oggi grazie a lei mi sento cambiato.

Ho capito che la mia idea di pesare quella bilancia non è più sufficiente per stare assieme.

Ho capito che il volersi bene non è altro che la base sulla quale poi costruire tanto altro. 

L’amore è proprio il desiderio e la volontà nell’impegnarsi ogni giorno nel prendersi cura delle ferite e delle paure altrui. Essere quella stampella dove l’altro si può appoggiare quanto inizia a dubitare, quel rifugio dove potersi mettere durante la tempesta, quell’amico che ti ascolta senza giudizio e pregiudizio, pronto a sostenerti e a darti il giusto consiglio.

Oggi sento forte il desiderio di provarci.

Non so se lei leggerà mai questa mia lunga e profonda dichiarazione d’amore, ma spero che, con queste mie parole, lei possa comprendere a pieno quanto ho imparato grazie a lei.

Vorrei tanto lei sapesse che nulla è stato vano e che il nostro incontro mi ha permesso di fare un nuovo passo verso quella consapevolezza, necessaria a trovare la felicità.

A volte sogno il suo ritorno. Un nuovo inizi dove entrambi, liberi da maschere, paure e rimorsi, riusciamo finalmente ad essere noi stessi. Per poterlo fare occorre avere coraggio, maturità e desiderio, qualità rare da trovare in una persona.

Sognare non costa nulla anche se il prezzo da pagare è la nuda e cruda realtà dei fatti.

Su una cosa sono sicuro, avrei voluto costruire uno spazio libero dove poter essere sempre noi stessi, dove potersi aprire, confidare e cercare assieme un equilibrio consapevole e un desiderio di progettare un futuro radioso insieme.

Oggi ti ho perso e sarei disposto a farlo altre mille volte.

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