Era da un po ‘di tempo che volevo parlare della questione della matematica nelle scuole perché da troppo tempo leggo articoli che mettono in discussione questa disciplina come accessibile a tutti e la nomea di essere elitaria.
Ma la matematica che si insegna nel percorso delle scuole elementari, medie e superiori è veramente così difficile?
Quali possono essere le criticità di questa disciplina e i motivi per i quali così tanti studenti hanno il debito scolastico a giugno?
Il percorso didattico sviluppato nelle scuole italiane non è difficile, non richiede particolari qualità riscontrabili solo in alcuni studenti, ma richiede due qualità che troppo spesso sono assenti nei ragazzi: la prima è la costanza, vale a dire la capacità di esercitarsi con una certa regolarità. Troppo spesso i ragazzi non si allenano quotidianamente per poi decidere di sviluppare tanti e diversi esercizi solo in prossimità della verifica. La seconda è la necessità di riprendere concetti del passato che si ripropongono come strumenti di aiuto e di supporto che non si possono tralasciare oppure lasciati incompresi e abbandonati nei meandri della mente.
L’algebra, le quattro operazioni fondamentali e i prodotti notevoli, sono solo alcuni esempi di fondamenti ai quali un percorso matematico non può prescindere. Lo studente non è purtroppo abituato a collegare i vari argomenti e pensa, in modo ingenuo, che il termine di un argomento, di una lezione o di un modulo, siano per sempre e, il dover riprenderli in mano, genera frustrazione e rabbia.
Un altro tema interessante è l’incapacità da parte dei ragazzi di analizzare gli argomenti o nuclei tematici per casi. Quando si sviluppa un argomento risulta essere vincente la capacità di staccarsi dai singoli numeri e saper riconoscere le fattispecie presenti. Molti esercizi appartengono ad una stessa tipologia e quindi non è importante quanti esercizi fare, ma capirne la tipologia e il percorso che ti porta verso la risoluzione del problema richiesto. Questo approccio mentale risulta essere molto utile non solo nelle discipline scientifiche ma anche per quelle tecniche.
Quindi, le colpe sono tutte a carico dei ragazzi? Sono sempre le solite deficienze dimostrate dalla loro incapacità di gestire il tempo, l’organizzazione e il lavorare per compartimenti stagni?
In parte credo proprio di si ma, parlando con alcuni miei colleghi, credo che la loro capacità di rendere fruibile e semplice questa ostica disciplina ne sia un ulteriore motivo di dibattito e di discussione.
Sono convinto che chi insegna matematica conosca molto bene la materia, talmente bene da sottovalutare le difficoltà di apprendimento della stessa. Un esempio pratico è la risoluzione, a volte troppo veloce e frettolosa, degli esercizi proposti. I ragazzi hanno bisogno di vedere tutti i passaggi, magari anche quelli dati per scontati, per un motivo non solo pratico ma anche emotivo.
Un altro problema è quello della gestione del tempo. A volte vengono proposti in verifica troppi esercizi e di livello superiore rispetto a quelli proposti in aula durante le settimane che precedono la verifica. Ogni studente ha tempi di elaborazione diversi e, vedersi sul foglio tanti esercizi, li porta a crearsi un ansia da prestazione che li porta poi a svilupparli in modo rapido e confuso, commettendo poi errori anche banali che possono pregiudicare il risultato finale.
Una soluzione pratica e semplice potrebbe essere quella di dare meno esercizi e di differenziarli per difficoltà. Offrire a tutti gli studenti un paio di esercizi di base che possano portarli alla sufficienza, aggiungendo poi alcuni esercizi di livello superiore per portare lo studente ad un voto elevato in modo da differenziare i livelli reali di apprendimento.
Un ultimo punto fondamentale di discussione è la griglia di valutazione per arrivare poi al voto finale. In alcuni casi vedo esercizi sviluppati in modo corretto, ma con alcune imprecisioni algebriche che inevitabilmente compromettono il risultato finale.
E’ giusto premiare il corretto percorso svolto oppure lo è penalizzare gli errori commessi durante il tragitto?
E’ giusto dare zero punti se il risultato ottenuto è diverso da quello richiesto, nonostante lo studente abbia dimostrato di aver individuato il caso proposto e abbia dimostrato di aver assimilato le fasi del problema proposto?
Concludo dicendo che noi docenti saremo sempre tenuti a decidere se premiare la capacità di riconoscere il caso e di aver assimilato il percorso, oppure penalizzare gli errori ritenendoli talmente importanti e gravi da compromettere e annullare tutto il resto.

