Credevate veramente che questo Governo di centro-destra, con la morte di Silvio più a destra che al centro, avrebbe avuto le ricette per portare questo vecchio e stanco Paese verso il futuro?
Quello che oramai ci frega è l’illusione che qualcuno possa portare una ventata d’aria nuova. Se fate mente locale chi mancava all’appello in questi ultimi 25 anni di politica? Giorgia Meloni.
Dopo un anno dalla sua schiacciante vittoria elettorale cosa ha portato di nuovo o di diverso nello scenario politico italiano?
E pensare che da giovane era una ragazza promettente: Ministro per la gioventù durante uno dei tanti governi Berlusconi, fondatrice di un nuovo partito nato dalle ceneri di Alleanza Nazionale dopo il conflitto istituzionale e politico tra Gianfranco Fini e Piersilvio Berlusconi, deputata in Parlamento ed ora la prima Premier donna nel nostro amato Paese.
Di strada Giorgia ne ha fatta molta e tutti credevamo che in tanti anni di carriera avesse maturato una qualsiasi forma di pensiero innovativo o quantomeno uno stralcio di pianificazione che ci portasse a sognare l’Italia da qui ai prossimi decenni.
Oggi mi sento molto sfiduciato e rattristato all’idea di dover accettare una nuda e cruda verità: chi appartiene alla vecchia classe politica non può proporre nulla di nuovo in quanto l’unico interesse che muovono le poltrone nella capitale è quello di mantenere la propria posizione politica e fare meno danni possibili per essere ancora in corsa alle successive elezioni.
Non vi è alcuna possibilità di rischiare un eventuale fallimento che possa pregiudicare il percorso di chi, come per esempio il buon Matteo Salvini, ha vissuto di rendita per la sua intera esistenza, non affrontando mai la responsabilità che un lavoro nel settore privato ti avrebbe dopotutto richiesto.
Non ha mai fallito perché non ha mai dovuto rischiare. Si è alleato con tutti per essere sempre nei ruoli di potere e concedere al proprio partito posti di un certo prestigio mediatico ed economico.
Ma un parlamentare non è poi alla fine simile ad un manager pubblico? Dovrebbe prima o poi rispondere a qualcuno del suo operato? Dovrebbe avere degli obiettivi che, se non raggiunti, ti portino a dover abbandonare l’incarico?
Dopo questa doverosa premessa, da dove occorre partire per un cambiamento innovativo e durevole?
Io partirei da limitare i mandati parlamentari, più che il dimezzamento del loro numero (scelta che non ha poi alla fine portato un grosso risparmio pubblico). Stabilire per legge due mandati parlamentari, oppure un numero massimo di anni di attività politica, permetterebbe a tutti i parlamentari di ritornare con i piedi per terra e di saper riconoscere la dura realtà della vita quotidiana all’interno della collettività.
Non è possibile passare la propria esistenza in attesa di vedere una riforma degna di questo nome, passando attraverso un fiume di parole e di proclami culminati sempre in un nulla di fatto.
Trovo poi inconcepibile che un lavoro poco duraturo possa far maturare a questi “marziani” una ricca e facile pensione. La pensione è un sistema pubblico nazionale che deve valere per tutti i cittadini, nessuno escluso e nessuna ingiusta deroga al principio che devi maturare anni e versare contributi per meritarsela.
Il neo e ultimo Governo aveva dichiarato in sede di campagna elettorale alcuni punti precisi che, la sua leader quando era all’opposizione, urlava e rivendicava con forza e determinazione: blocco navale contro la piaga dell’immigrazione clandestina, la flat tax al 15% (questa percentuale era stata dichiarata dalla Lega e lei ne indicava una di leggermente diversa e più complicata) per tutti, eliminazione delle accise sulla benzina e una riduzione delle imposte per rilanciare l’economia.
Non parliamo poi della digitalizzazione dei pagamenti con l’eliminazione delle commissioni bancarie, da lei sbandierata per poi rimangiarsi tutto in quanto manovra contraria alla nostra Costituzione, e lo slogan sulla tassazione degli extraprofitti bancari che anch’essa risulta, a mio modesto parere, contrario alla norma costituzionale in materia di entrate pubbliche.
Alcuni di questi punti sono stati negati, altri rinviati e altri non applicabili per motivazioni esterne. Dovevano andare in Europa e battere i pugni per poi capire che al tavolo dei grandi occorre entrare in punta di piedi, ascoltare e dover fare una miriade di compromessi.
La donna che urlava contro il sistema è diventata il difensore del sistema stesso, quello che le ha permesso di entrare, crescere, fare esperienza e divenire la prima Premier donna della nostra storia. Ora è diventata un piccolo agnellino che gioca a difendersi, che schiva le interviste e protegge gelosamente quanto guadagnato con fatica e sudore nel tempo.
Ho citato fatti realmente accaduti perché tutti voi non pensiate che io sia arrabbiato o contrariato verso il nostro primo ministro, perché non è affatto così. Stimo Giorgia come donna in un sistema politico prettamente maschile, nata in un piccolo quartiere di Roma da una famiglia certamente non agiata. Una ragazza che si è fatta da sola con una gavetta straordinaria e, forse per certi aspetti, potrebbe anche rappresentare il sogno italiano, lontano dal mito americano.
Arrivata in cima alla montagna si sta rendendo conto di non essere pronta, attrezzata, di non aver scelto bene nel suo team e staff, vede pochi alleati e amici e una marea di persone pronte a screditarla e a metterla in cattiva luce. Sta lottando contro tutto e tutti per dimostrare che il suo duro lavoro ha finalmente pagato, ma lei ha in mano un Paese che le chiede coraggio, idee, cambiamenti e decisioni forti e decise. Non è poi tutta sua la colpa, ma l’Italia non può aspettare che lei faccia esperienza di Governo, che lei capisca il significato del suo ruolo e che si possa mettere alla prova per verificare le sue qualità e reali capacità di leadership.
Io avrei voluto qualcuno che iniziasse il suo impegno politico dicendo che occorre modificare il sistema di gestione pubblica. Avrei voluto qualcuno che mi proponesse un modello diverso e innovativo per quanto riguarda la gestione della sanità e delle pensioni.
Avrei voluto vedere un gruppo di esperti elaborare un sistema sanitario misto, una corretta condivisione tra medici pubblici e privati. Una persona che avesse il coraggio di dire che non bastano più mettere soldi nell’imbuto pubblico, ma che pubblico e privato devono coesistere e collaborare per creare un canale nuovo di distribuzione del più importante servizio ad una collettività che invecchia anno dopo anno e che non vuole più ricevere gratis tutti i servizi se poi questi gli verranno dati a distanza di mesi con il rischio che poi sia troppo tardi.
Vorrei vedere qualcuno che abbia il coraggio di ammettere che l’attuale sistema pensionistico non può reggere in futuro e che continuare a mettere delle toppe ad una maglia piena di buchi non è la soluzione.
Tutti si sono sempre accaniti contro la legge Fornero e allora perché non proporre un sistema diverso?
Il motivo sta proprio nell’origine di tutti i mali della politica italiana: porta voti andare contro qualcuno, ma non paga metterci la faccia con una idea nuova che potrebbe anche fallire o essere peggiore di quella esistente.
Quando Steve Jobs decise di puntare sul computer da casa ci mise la faccia e portò Apple quasi al fallimento. Lui si fece cacciare per non dover sottostare a compromessi e, alla fine della storia, la sua visione portò la società verso un cambiamento epocale. Oggi io, come tanti altri, scrivo da un pc portatile che è figlio della sua tenacia, una follia visionaria di chi aveva un sogno e non si è mai voluto fermare di fronte alla possibilità di poterlo veramente realizzare.
Quello che mi fa male e non avere la possibilità di portare le mie idee in un meccanismo che non le vuole. Un sistema che si è chiuso in se stesso e che è diventato da troppo tempo autoreferenziale.
Le più importanti istituzioni italiane non dovrebbero essere rappresentanti della volontà popolare ? Purtroppo sono invece diventate rappresentanti di piccoli gruppi di potere che, ad ogni legislatura, si spartiscono poltrone per poter continuare ad essere al centro della scena sociale, politica ed economica del paese.
Avviso a tutti i naviganti: il giocattolo non si può più aggiustare, è rotto in mille pezzi e dovremmo tutti noi avere il coraggio di buttarlo via e di sostituirlo con uno nuovo, quale? Ad ognuno di voi il momento giusto per poterlo sognare, immaginare, progettare ed infine realizzare.

