Pandoro gate

A Natale dovremmo essere tutti un pò più buoni, questo è quello che la tradizione e la religione ci imporrebbe ed invece, a proposito del caso Ferragni, siamo tutti riusciti a tirar fuori la parte peggiore di noi.

Ho letto, sentito e visto, tantissime versioni di quanto accaduto e nessuno ha posto però l’accento su una cosa che forse è sfuggita a molti ma non al sottoscritto: la progettualità che il brand e la persona Ferragni doveva mettere in piedi in collaborazione con la società Balocco.

La Balocco ha da subito comunicato che la donazione da lei fatta all’ospedale risaliva a mesi prima dell’accordo attraverso l’acquisto di un macchinario del valore di circa 50.000 euro. Questo gesto è sembrato da subito un modo per scaricare sull’influencer l’intera responsabilità di una donazione natalizia che si presumeva essere in toto a carico della sua testimonial, la quale, da parte sua, non aveva mai parlato di donare una parte del suo cachet alla causa. Da quanto riportato dalla mail tra i due soggetti, emerge che Chiara Ferragni si era impegnata a farsi carico della promozione e dello sviluppo pubblicitario di questa collaborazione che non mi è ancora oggi chiaro se si fosse conclusa con quella campagna natalizia o che portasse poi ad altre iniziative future.

Apparentemente sembrava a tutti che lei fossa stata beccata con le mani nella marmellata perché alla fine della fiera la Balocco ha incassato l’intero ricavato delle vendite di questi panettoni e pandori “speciali” ad un prezzo maggiorato e lei non ha fisicamente eseguito alcun bonifico a vantaggio dell’ospedale, oggetto di questa ambigua collaborazione.

Da una parte vi è un’impresa che, pagando profumatamente una testimonial doveva scaricare sul consumatore finale l’investimento fatto, dall’altra vi è una promoter che si è impegnata a promuovere in rete, attraverso i suoi 30 milioni di follower, un messaggio benefico ben retribuito.

In questa vicenda l’unico soggetto a non aver beneficiato di questa campagna pubblicitaria è stato l’ospedale stesso che, dopo aver ricevuto in donazione verso metà anno un macchinario dalla sola impresa, non aveva ricevuto alcun contributo dichiarato e sponsorizzato dalle parti.

Nella vicenda chi ha subito realmente un danno? I consumatori che si sono visti aumentare il prezzo del bene acquistato senza sapere poi chi avrebbe elargito la somma all’ospedale e, soprattutto, senza avere poi le idee chiare su come sarebbe stata spesa la somma incassata: quantificata in quanto? A copertura dell’investimento in marketing oppure come somma da donare? Totalmente o parzialmente?

La mancanza di trasparenza è stata quindi il frutto del peccato nella vicenda e, a mio parere, la poca lucidità da parte di entrambi nel chiarire in cosa consistesse il progetto che avrebbe potuto portare ad erogazioni benefiche anche in futuro, credo, attraverso delle specifiche richieste che dovevano partire dalle esigenze dell’ospedale.

La fine della vicenda ha portato ad una salatissima multa complessiva di circa 1.500.000 di euro e ad una “nuova” donazione da parte della Ferragni per un importo pari a quanto incassato dalla Balocco come servizio prestato (da lei non dovuto, ma stranamente perfettamente pari a quanto incassato come segno di perdono assoluto e oggettivo). 

La Balocco che scarica la responsabilità sulla donna del web e la regina di Instagram che chiede umilmente perdono per non aver fatto nulla a favore dell’ospedale. La Meloni che attacca tutto il mondo virtuale indicandolo come un lavoro da non promuovere in futuro ai giovani e un marito che, prima non prende le difese della moglie e si distacca dalla vicenda, per poi intervenire a gamba tesa sulla sanità italiana e su quella regionale, aggredendo tutto il mondo pubblico come incapace di gestire un servizio di pubblica utilità e di come i privati sono stati capaci di fare quello che lo Stato ha smesso di fare oramai da troppo tempo.

Concludo dicendo che la beneficenza è sempre un gesto ammirevole e d’amore verso chi è in difficoltà e che non andrebbe mai sbandierato come ulteriore messaggio promozionale e di marketing e che questo fiume di denaro riparatorio è sbagliato. 

Mi sarebbe piaciuto che questa somma fosse stata impiegata in progetti che dovevano partire dai soggetti pubblici interessati e che magari fossero stati ripartiti tra tutti gli ospedali italiani che combattono la stessa battaglia, in modo da non rendere la donazione troppo selettiva ed esagerata.

Questa vicenda è piena di errori, incomprensioni e mancanza di assunzione di responsabilità. Vi era il tempo per riparare, vi era lo spazio per fare chiarezza e sistemare il tutto senza che il mondo ci mettesse gli occhi, la bocca e la penna.

Come sempre il denaro ripara, la materialità mette temporanea pace, nell’attesa che qualche nuovo scandalo possa scuotere le coscienze e le anime di una società di puristi che non contemplano più un antico detto: solo chi fa sbaglia, chi non fa giudica.

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