Tralasciando i risultati, oggetto di discussione dei vari Consigli di classe, qualche considerazione va fatta non solo in merito a quest’anno, ma in generale dalla mia personale esperienza.
Dal punto di vista della scuola i corsi di recupero purtroppo risultano essere poco efficaci.
Il monte ore irrisorio, la frequenza spesso concentrata in una sola settimana e il numero di partecipanti lo rende più formale che sostanziale.
Ci si trova a dover recuperare i concetti fondamentali sviluppati in nove mesi con studenti provenienti da classi diverse e quindi con docenti che offrono metodologie e strumenti didattici differenti. Molti studenti avrebbero bisogno di maggior tempo e magari di riprendere vecchi concetti che non gli permettono di comprendere a pieno quanto spiegato. Una personalizzazione dei corsi sarebbe doverosa se l’obiettivo fosse quello di un reale recupero delle lacune pregresse.
Dal punto di vista delle famiglie e degli studenti vedo un impegno a volte lacunoso, frettoloso e santuario. Sembra quasi che aver frequentato il corso possa essere l’unica chiave di successo.
I corsi sono organizzati poco dopo la fine della scuola e i ragazzi sono stanchi e provati dall’anno scolastico trascorso, in una stagione che presenta temperature alte che non aiuta di certo la loro concentrazione. Il sostenimento dell’esame è programmato a fine agosto e il problema sta proprio nei due mesi successivi alla frequenza dei corsi. In questo arco di tempo i ragazzi escono, vanno al mare, in ferie con i genitori e non hanno la capacità di organizzarsi e di gestire al meglio il tempo. Quando affrontano la prova si sono preparati all’ultimo e pensano di poterla affrontare magari rivedendo a grandi linee quando svolto durante il corso. Forse si da per scontato che nel periodo estivo abbiano trovato la giusta via per un cambiamento di quelle vecchie e cattive abitudini che purtroppo continuano a persistere senza alcuna ricetta magica di una necessaria guarigione o redenzione. Alcuni di loro poi credono di essere già promossi perché essere stati rimandati in una sola materia è sinonimo di promozione garantita o quasi, sottovalutando l’impegno o credendo di poterla recuperare piano piano durante l’anno successivo, spesso con scarso successo.
Quindi, che soluzione poter fornire ad un meccanismo che da sempre non funziona?
Per cominciare iniziare a rivedere l’organizzare i corsi, magari con un monte ore maggiore, lezioni meno ravvicinate e creando dei piccoli gruppi omogenei di lavoro. I fondi di Istituto sono insufficienti? Si deve avere il coraggio di chiedere un contributo alle famiglie in modo da mettere a disposizione un budget iniziale idoneo ad un corso serio e ben strutturato. Suddividere poi i corsi per moduli o macro argomenti, con verifiche modulari che portano gli studenti a dover da subito studiare ed esercitarsi. Un brutto punteggio attribuito a quel modulo dovrebbe essere uno stimolo ad affrontare meglio quello successivo, rappresentando un campanello d’allarme su un percorso non funzionale al traguardo da raggiungere. Un corso diviso per step con correlate verifiche che si concluda a fine luglio in modo da lasciare le famiglie e gli studenti liberi fino all’inizio dell’anno successivo.
Ad ogni modulo si attribuisce un peso e un correlato punteggio. Ogni studente deve raggiungere un punteggio minimo che lo porti alla sufficienza, con la piena consapevolezza e responsabilità dei risultati progressivi ottenuti.
Si può anche preventivare il superamento del corso con un punteggio compreso all’interno di un determinato range, da dover però recuperare entro la fine del primo quadrimestre successivo. Il suo mancato superamento lo porterà a vedersi riassegnare lo stesso modulo l’estate successiva. Questo permetterebbe allo studente di doversi concentrare solo su una parte del programma svolto e non su tutto. Al termine della seconda estate, non superato ancora quello specifico argomento, scatta in automatico la bocciatura.
Non è possibile vedere uno studente rimandato per cinque anni nella stessa materia, ammesso poi all’esame di stato e licenziato dalla scuola con una preparazione non idonea allo requisiti minimi previsti dal Ministero.
In pratica occorre organizzare e strutturare corsi modulari che durino anche un mese e mezzo, con più verifiche concentrate sugli specifici argomenti e chiudere il tutto per la fine di luglio. Magari costruire un corso con la presenza di più docenti in modo che lo studente possa usufruire di esperti in diverse tematiche e vedersi le lezioni spiegate con metodi e strumenti differenti. Concedere poi allo studente tutto il mese di agosto e metà settembre per potersi giustamente svagare e godere del periodo estivo.
Non vuoi dover affrontare questo impegnativo percorso post scuola? Impegnati e cerca di recuperare le lacune durante i nove mesi scolatici e come ricompensa avrai l’intera estate per staccare la spina.
Vogliamo che la scuola sia un luogo dove insegnare la disciplina ai ragazzi? Allora occorre che l’istruzione venga percepita come seria, le valutazioni devono avere un peso oggettivo e non possono sempre essere oggetto di considerazioni soggettive o di costanti manipolazioni collegiali dove qualcuno viene salvato e qualcuno paga il prezzo per gli altri.
Uniformità e serietà di valutazione devono partire da precise indicazioni ministeriali che debbano limitare la discrezionalità dei docenti perché, diciamocelo chiaramente, questa libertà di insegnamento a volte non porta il bene di queste generazioni che dimostrano di avere estremo bisogno di rigidità e di fermezza.
Una sola materia non recuperata con una valutazione gravemente insufficiente non può e non deve essere abbonata, non può trasformarsi magicamente in una sufficienza con voto della maggioranza collegiale.
Non vi è nulla di peggio di un cattivo esempio e di un messaggio distorto che non fa bene alla credibilità della scuola e alla crescita dello studente.

