Sapete cosa mi fa arrabbiare e/o a volte rattristare?
Le interrogazioni programmate nelle quali lo studente pretende da noi di restare sempre ed esclusivamente allβinterno degli argomenti oggetto della prova.
A volte mi sento stretto e schiacciato dai pochi argomenti oggetto di quel specifico colloquio a due.
Gli studenti sono, per colpa nostra o della stessa scuola, rigidi e chiusi in un piccolo recinto sicuro, dove il docente non puΓ² uscire e tantomeno portare con se lo studente.
Far uscire lo studente da quel sentiero significa essere stati βun poβ bastardiβ. Lβidea che nasce in loro Γ¨ quella di essere stati fregati, messi in difficoltΓ o, nel peggiore dei casi, credere che ci sia qualcosa di personale nellβazione compiuta.
Lo studente impara spesso a memoria le definizioni e non accetta un ragionamento che puΓ², a volte, portare il discorso verso quanto fatto nellβultimo periodo oppure, ancora peggio, richiedere un tuffo nel passato.
La loro mente Γ¨ concentrata su quanto richiesto oggi e, spostarsi lungo una linea temporale immaginaria, significa voler essere fregati dalla cattiveria e dellβautoritΓ del docente di turno.
Aver imparato tutto a memoria dovrebbe, a loro parere, essere sempre garanzia di un voto alto senza capire che, voti come 8,9 o 10, richiedono una rielaborazione personale e una capacitΓ di collegare gli argomenti ad altri svolti prima o dopo il colloquio in corso.
La valutazione Γ¨ soggettiva, complessa e non sempre percepita dallo studente come equa.

