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Perché oggi è difficile fare l’insegnante?

Le persone credono che un docente entri in classe, svolga la sua lezione e se ne vada.
In passato essere un semplice insegnante poteva funzionare, oggi per poter svolgere bene questa professione, questa sola dimensione non è più sufficiente.

Quando un docente arriva in aula deve, prima di tutto, mettere ordine dove prima vi era il caos.

Pochi studenti ti accolgono seduti sul proprio posto, molti di loro sono in giro per la classe, spesso chiacchierano serenamente tra loro non percependo nemmeno la tua presenza, altri sono intenti nella gestione del cellulare, altri sono intenti nel copiare i compiti non svolti il pomeriggio a casa, altri stanno mangiando o bevendo e infine qualcuno è in giro per la scuola arrivando con il fiatone e scusandosi del ritardo giustificandosi con diverse e a volte divertenti motivazioni.

Appena appoggi la borsa e il giubbotto arrivano in cattedra alcuni studenti con specifiche richieste: andare in bagno, andare alle macchinette per un caffè, acqua o merendina, andare a parlare con un tuo collega per risolvere problematiche pregresse, documenti da consegnare in diversi e dispersi uffici amministrativi, registrazione nel registro elettronico di ingressi in ritardo oppure uscite in tarda mattinata non giustificate dai colleghi delle ore precedenti e varie ed eventuali.

Capite bene che nei primi dieci minuti della tua lezione un docente diventa un burocrate amministrativo e un risolutore di continui problem solving.

Terminata la prima fase occorre utilizzare una modalità per riportare i ragazzi all’interno della lezione per trovare la loro corretta attenzione.

Il loro interesse si percepisce dal modo in cui organizzano il loro banco: chi non ha il quaderno e chiede un foglio al compagno, chi non ha l’astuccio o la penna, chi chiede al compagno se vi erano compiti per casa, chi cerca in modo disperato di inviare un ultimo sms o whatsapp prima di essere ripreso per utilizzo improprio del telefonino in classe.

Dopo aver ottenuto un discreto silenzio, finalmente si può iniziare a sviluppare una lezione che non deve essere troppo lunga, complessa e ricca di vocaboli nuovi e sconosciuti.

Occorre utilizzare una comunicazione fluida, semplice con un tono di voce deciso e utilizzando molti esempi pratici che non annoino le loro menti già stanche dalla lunga mattinata. Occorre cercare di coinvolgerli il più possibile nella speranza che ogni loro intervento non porti una parte del gruppo a distrarsi o ad approfittarsi di questa pausa per fare altro.

Terminata la lezione occorre gestire il tempo finale per evitare che tornino a fare ciò che non dovrebbero: alzarsi e chiacchierare a voce alta disturbando gli altri oppure le classi adiacenti, evitare che mangino o che bevino costantemente sporcando il loro banco e il pavimento della classe, evitare che accendino subito il telefono nella paura che il mondo in quella mezz’ora non sia più lo stesso. Selezionare le continue richieste di uscita per evitare che diventi una bella camminata distensiva con il proprio telefono perché camminare da soli in corridoio può portare depressione e solitudine.

Come vedete la lezione è, oggi, l’ultima cosa a cui un docente si deve preoccupare.

Occorre saper organizzare la lezione, risolvere eventuali e improvvise problematiche, ascoltare le loro imminenti e stravaganti richieste, controllare il loro comportamento e costruire una breve ed efficace lezione che possa trasmettere pochi e precisi concetti, nella speranza che la tua comunicazione sia stata fluida e abbia accolto la loro ridotta e selettiva concentrazione.

Benvenuti in classe.

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