In questi ultimi giorni è ritornato di attualità il tema dell’utilizzo del denaro contante e i correlati problemi legati all’evasione fiscale e al finanziamento delle attività malavitose.
Salvini, in un video sulle sue piattaforme social, ha affermato che non vi è alcuna correlazione tra contante ed evasione.
Caro Matteo ne sei proprio sicuro?
L’evasione fiscale nasce da una transazione priva di documentazione contabile che permette al consumatore di non pagare l’IVA allo Stato e, per le imprese, di non far rientrare quel ricavo nel reddito d’esercizio, base di calcolo delle imposte dirette.
Domanda: “ Quale strumento di pagamento mi consente
di eseguire questa operazione? “.
La risposta è una sola: il denaro contante.
La non tracciabilità delle banconote permette l’anonimato e, di conseguenza, la non punibilità del soggetto da un punto di vista fiscale e giuridico. D’altro canto però, questa scelta porta il consumatore a perdere tutti i diritti ad un eventuale rimborso o reclamo formale.
Immaginate di acquistare un oggetto altamente tecnologico e che questo, ad un certo punto, presenti un vizio grave. Il venditore potrebbe dichiarare di non e, di conseguenza, non riconoscere il problema perdendo l’eventuale garanzia prevista a tutela del consumatore.
Tornando alla vicenda di questi giorni, quale tetto potremmo fissare alla libera circolazione del cash?
La destra ovviamente spinge per un suo utilizzo illimitato o quasi, immaginando il contante come uno strumento di pagamento che libera i cittadini dal potere delle banche.
Personalmente non credo che un tetto possa cambiare le abitudini della gente in quanto chi evade lo farà sempre, sfruttando le opportunità concesse dalla legge stessa.
Quale soluzione efficace potremmo attuare?
Eliminare il contante e passare ad uno strumento di pagamento pubblico, gratuito e direttamente sotto il controllo dello Stato.
Tutti coloro che hanno depositato contante presso cassette di sicurezza o, chi lo detiene in casa, potrebbe dichiararlo e versarlo pagando un’imposta forfetaria e rendere quella liquidità da subito lecita e spendibile.
Potremmo immaginare la costruzione di un gioco finalmente equo dove tutti partono da una stessa situazione iniziale. Un anno zero dal quale nessuno potrà avere un vantaggio fiscale e finanziario rispetto agli altri.
Da un punto di vista meramente economico, lasciare circolare il contante illecito, nel rispetto del tetto scelto, stimola i consumi e genera effetti positivi nella crescita di un sistema economico.
Dobbiamo però chiederci se questa scelta porti vantaggi alla collettività o se questo accresca la disparità di trattamento portando enormi vantaggi per pochi.
Lo Stato dovrebbe garantire un trattamento equo delle condizioni e non dovrebbe mai permettere, a chi ha evaso, di poter godere di un piccolo o grande vantaggio acquisito attraverso una posizione privilegiata rispetto ad altri.
Concludo dicendo di smetterla di puntare il dito sulle grandi imprese perché le norme prevedono per loro ingenti e stringenti controlli fiscali mentre, una piccola impresa che evade, viene quasi capita e compresa dalla collettività.
Immaginatevi una piccola impresa che evada per 20.000 euro l’anno, non è poi una cifra così alta vero? Moltiplicate questo importo per 300.000 imprese, quanto fa? prendete una calcolatrice e troverete la risposta.

