In questo periodo sto seguendo i mondiali di volley femminili e riflettevo sull’impatto delle donne nello sport professionistico.
In passato la pallavolo rosa era famosa per le grandi difese, per la capacità di prolungare ogni punto grazie alla difesa e ad una solida ricezione. Questo sport però mancava di spettacolarità perché mancavano i gesti fondamentali di attacco: la battuta in salto, gli attacchi prorompenti e i muri tonanti.
Vi è un punto di inizio fondamentale: l’altezza della rete delle donne NON è quella dei maschi.
Mentre per i ragazzi la rete è alta 2,43 metri, per le ragazze è da sempre stata fissata a 2,24.
Sembra apparentemente un dato poco rilevante ed invece oggi è la chiave di svolta di quel cambiamento radicale che ha portato la pallavolo femminile ad essere spettacolare quanto quella maschile.
Il volley mondiale femminile porta a far gareggiare squadre con atlete che hanno oggi una statura media attorno al 1,85/90 metri e permette a molte atlete di poter attaccare ad altezze che sfiorano i 3 metri. Vi sono centrali capaci di uscire dalla rete con il busto e di inserire le braccia dall’altra parte della rete, portando la palla avversaria a stamparsi velocemente dentro i 3 metri.
Queste nuove abilità atletiche, affiancate ad antiche e collaudate capacità tecniche e tattiche, portano il volley femminile ad essere finalmente uno sport completo e di conseguenza molto attrattivo dal punto di vista televisivo, offrendo uno spettacolo per chi lo segue live o da casa.
Il caso della pallavolo può essere un giusto esempio per far evolvere gli altri sport? Vi sono dei limiti oggettivi a tale sviluppo?
Un paio di settimane fa ho visto una docu serie su Netflix sulla pallacanestro femminile in Italia e sulle difficoltà di immagine e di impatto che questo sport ha a livello nazionale. Sono state intervistate alcune atlete di spicco del passato e di oggi e, tutte loro, erano d’accordo sulla necessità di rivedere alcune regole ritenute ostacolanti allo sviluppo e allo spettacolarità di questa disciplina.
Una domanda dunque sorge spontanea: “Che cosa accadrebbe alla pallacanestro femminile se si riducesse la grandezza della palla e si abbassasse l’altezza del canestro?“.
In fondo, quello che rende spettacolare la pallacanestro è la capacità da parte degli atleti di utilizzare il pallone come se fosse un’arancia nelle loro mani e il gesto tecnico e spettacolare della schiacciata.
Privare le ragazze della possibilità di poter maneggiare meglio la palla in palleggio e di poter terminare un’entrata a canestro con una schiacciata, lascia questo sport un paio di gradini sotto quello maschile. Aggiungo che, con una palla più leggera e un canestro meno alto, le atlete potrebbero avere percentuali di tiro migliori e, magari, incrementare la probabilità di successo dei tiri oltre l’arco che delimita i tre punti, un nuovo trend di questa disciplina negli ultimi anni oltre oceano ed ora presente anche nei campionati europei e nazionali.
Nel calcio la dimensione del campo può rappresentare un ulteriore problema per lo sviluppo di questo sport in chiave femminile.
La crescita tecnica e tattica delle donne può compensare la necessità di coprire velocemente un rettangolo la cui area è pari a circa 7.000 metri quadrati?
Anche in questo sport sarebbe interessante portare inizialmente alcune correzioni positive come, per esempio, ridurre la grandezza del campo da gioco, la durata della partita, un pallone maggiormente leggero e piccolo e magari ridurre la grandezza della porta in modo da esaltare le doti dei portieri.
Sono convinto che, attraverso alcuni aggiustamenti, si potrebbe mettere lo sport femminile nelle condizioni di poter mettere in risalto le doti tecniche e fisiche delle atlete.
Non credo che il cambiamento sarà immediato in quanto le ragazze dovrebbero passare una fase transitoria di scoperta di queste novità/opportunità. Trascorso però questo periodo fisiologico di adattamento, si potrebbe intravedere quel processo di sviluppo fisico e mentale che, a mio parere, è già in atto, ma limitato da vecchie regole ostacolanti e demotivanti da questo punto di vista.
Mi starò sbagliando? I limiti strutturali femminili non potranno mai rendere gli altri sport spettacolari e interessanti come quelli maschili?
Iniziamo a mettere le ragazze nelle giuste condizioni di partenza e poi osserviamo i cambiamenti e, solo alla fine di questo processo, potremmo finalmente avere una risposta concreta e definitiva ai tanti punti di domanda che questo mio articolo hanno voluto mettere in evidenza.
E se poi alla fine avessi ragione? Come cambierebbero gli spazi televisivi, pubblicitari e retributivi in un’ottica di una vera e propria rivoluzione rosa verso una vera e concreta parità di genere?
Tempo al tempo.

