Questa settimana ho avuto il privilegio di incontrare il Covid. È venuto di notte, senza preavviso e autorizzazione.
Mi ha colpito nei miei punti fragili. Ho passato due notti in bianco con l’idea che qualcuno mi togliesse le caviglie e la spalla destra. Mi svegliavo la mattina con la sensazione che qualcuno mi stringesse il collo, come il proprietario che prende in mano un gattino per il copino.
Sapete cosa ho pensato dopo aver avuto l’esito del tampone positivo?
Che le dosi di vaccino fatte mi proteggessero. La verità è che tutte le discussioni passate finiscono quando sei proprio tu a doverti confrontare con il virus.
In quel preciso istante il vaccino diventa una cura psicologica perché sai di esserti protetto e preparato all’evento. Non avrò mai la prova contraria e, a dirvi il vero, chi se ne frega. Credo che nessuno vorrebbe poi rivivere una situazione di disagio e di dolore solo per il gusto di avere ragione o torto.
Va bene così. Oggi sto molto meglio ma credo che questo autotreno che mi ha investito per un paio di giorni mi lascerà degli strascichi per un po’ di tempo.
Il peggio è alle spalle e per fortuna che questa variante è la meno pericolosa. Non voglio nemmeno immaginare gli effetti che ha avuto nella prima e seconda ondata dove non si conoscevano gli effetti e non vi era alcuna forma di protezione e prevenzione.

