Mi sono approcciato e ho vissuto questa campagna elettorale e, in particolare, la domenica del voto, in modo serio, partecipativo e orgoglioso.
Ho esercitato il diritto di voto in modo coscienzioso, ho studiato, mi sono informato e ho espresso la mia scelta convinto di votare chi mi potesse rappresentare e fosse vicino al mio modo di pensare e di ragionare.
Non sono per nulla contento di chi ha votato a caso, di chi ha votato sulla base di quanto detto in famiglia, da un’idea di un amico o chi si è fatto influenzare e soggiogare in modo passivo dai mass media.
Sono molto triste per chi non ha votato per il semplice fatto di ritenere il diritto di voto inutile, di chi ha delegato la sua scelta ad altri e, soprattutto, di chi non ha memoria storica.
Fatte queste premesse, posso serenamente dichiarare la partita vinta dalla DESTRA italiana. Dall’unico partito che è rimasto fermo e coerente nelle sue posizioni, il partito che è rimasto solo all’opposizione e che non si è mai alleato per convenienza.
Fratelli d’Italia, partito rappresentato dalla figura di Giorgia Meloni, è l’unico e assoluto vincitore uscito da queste urne.
All’interno della sua coalizione vi sono due grandi e, a mio parere, inevitabili sconfitti: Salvini e Berlusconi.
Il primo è da anni che affonda il suo partito attraverso affermazioni e uscite confusionarie, sommatorie, sbagliate o quantomeno contestabili. Il re del pressapochismo che ha portato una fetta dei voti della Lega verso FDI.
Il secondo rappresenta una vecchia classe dirigente che per fortuna le generazioni nate dal 2000 in poi non conoscono e non vogliono conoscere.
Il suo modo simpatico, ma per certi versi patetico e imbarazzante, di sbarcare su Tik Tok ( Tak ) rappresenta l’ennesimo e, spero ultimo, tentativo promozionale di provare canali comunicativi a lui e al suo staff sconosciuti.
La mia paura ( fra poco si trasformerà in realtà ) sta nel fatto che la Meloni non ha esperienza dirigenziale di governo. Il suo partito non ha una struttura radicata e comprovata sul territorio e questo la porterà a doverosi e inevitabili accordi con i suoi alleati, portando in ruoli importanti e strategici vecchi e noti personaggi vicini ai due leader sconfitti.
Quel brutto gioco di compromessi a tavolino che riporterà in auge vecchie figure oscure di una politica retrò che mi piacerebbe tanto un giorno non dover più vedere.
Il centro sx ne esce parzialmente sconfitto, direte perché parzialmente? Mentre il PD non incide nella vita politica del Paese da troppo tempo ( scissione e perdita di Renzi ), il M5S diviene il primo partito nel Sud Italia e ottiene una soglia di voti inaspettata ( chi parla del vecchio 32% deve ricordare quel risultato come voto di protesta e di noia popolare ).
L’avvocato del popolo Conte, tanto odiato nella seconda fase post pandemica, riacquisisce credibilità grazie al nuovo odio verso il suo successore Draghi e il desiderio di molti di far pagare a Di Maio un prezzo alto dopo la sua scelta di abbandonare la madre e divenire un figlio autonomo e indipendente ( ora dovrà dimostrare le sue abilità e competenze nel mondo reale ).
Chi ottiene un bel pareggio è il terzo polo ( sarebbe corretto dire quarto polo visto che il M5S è di fatto il terzo polo di questo Paese ). Renzi ha lasciato a Calenda la guida di questa campagna elettorale e la soglia raggiunta permette a questa coalizione di poter scegliere se appoggiare la maggioranza oppure posizionarsi all’opposizione.
Credo che andranno verso destra perché questo polo ha basato il suo messaggio comunicativo sul fare, sulla possibilità di cooperare per il miglioramento delle scelte esecutive per il nostro Paese.
Concludo dicendo che ha vinto la democrazia, la possibilità che il nostro attuale sistema elettorale ci permette di scegliere i nostri rappresentanti.
Avrei voluto un sistema elettorale maggiormente uninominale e meno proporzionale ( le liste bloccate dai partiti non mi piacciono ). Vorrei in futuro un sistema elettorale che premiasse maggiormente la stabilità e continuità governativa piuttosto che la rappresentanza popolare, granello che nella pratica limita e rovina il meccanismo stesso della democrazia moderna.
Di una cosa dovete stare tranquilli: non tornerà il duce, non usciremo dall’Europa e non torneremo alla lira.
La Destra difenderà maggiormente il territorio, vorrà ridare ordine e disciplina al Paese e vorrà dialogare con l’Europa in modo diverso. Vi sarà uno Stato maggiormente presente nella nostra vita e più attento alle esigenze del popolo italiano rispetto ad un flusso immigratorio troppe volte fuori controllo e mal gestito nel territorio con una totale assenza di vera integrazione sociale.
Questo mi aspetto e sarò curioso di capire nei prossimi anni quale progetto verrà effettivamente eseguito dopo le dichiarazioni elettorali.
Al termine di questa fase saremo tenuti a valutare il lavoro svolto e, nelle prossime elezioni, decidere se continuare verso questa strada o prenderne un’altra.
Basta paure e polemiche sterili, il nostro Paese deve uscire dalla buca e cominciare a correre perché gli altri sono molto avanti e noi dobbiamo provare a riprenderli.

