Da piccolo a scuola ci chiedevano cosa avremmo voluto fare da grandi e non ho ricordi di compagni di classe che abbiano espresso come desiderio quello di fare gli insegnanti.
Mi ricordo che fare la maestra era un desiderio di chi amava i bambini e in effetti oggi, in alcuni stati europei, vi Γ¨ una forte richiesta ed esigenza di figure maschili.
A volte ho lβimpressione che fare lβinsegnante sia un ottimo impiego per le donne che possono lavorare prettamente la mattina e potersi dedicare il pomeriggio alla cura della famiglia e dei figli. Come se la professione di insegnante fosse piΓΉ un lavoro part time che full time.
E per un uomo?
Cosa potrebbe spingere un capo famiglia a intraprendere una professione poco retribuita e senza prospettive di crescita di carriera?
Entrare a scuola Γ¨ un viaggio lungo e complicato. Occorre possedere una laurea specialistica, qualcuno possiede addirittura un master o un dottorato di ricerca, corsi di specializzazione e di abilitazione a pagamento, essere vincitori di un concorso pubblico con superamento di una prova scritta e di un colloquio orale, ed infine un anno di prova con esame finale.
Un percorso ad ostacoli che spesso inizia con lβiscrizione nelle graduatorie provinciali con anni di precariato e di gavetta, per poi avere un contratto a tempo indeterminato che ti porta a vivere ogni anno scolastico nello stesso identico modo, come il protagonista di un vecchio film intitolato: βIl giorno della marmottaβ.
Sapete che cosa accade se riuscite ad entrare di ruolo dai 30 ai 40 anni oppure, come nel mio caso, dopo i 40?
Maturate il vostro primo aumento di stipendio dopo la bellezza di 8 anni e, tutti gli anni di servizio non di ruolo, non vi vengono conteggiati negli scatti di anzianitΓ . Questo significa che non potrete mai godere di uno stipendio elevato come chi ha avuto la fortuna di iniziare ad insegnare tra i 20 e i 30.
Davanti a questa surreale situazione di partenza, cosa si puΓ² fare per stimolare lβingresso a scuola delle nuove generazioni e rendere questo lavoro appetibile?
Costruire un percorso che consenta, a chi si vuole spendere per la scuola e per gli studenti, di migliorarsi e di accrescere la propria retribuzione grazie ad obiettivi tangibili e misurabili.
Di questo se ne discute da giorni in aula magna del mio Istituto e non immaginate come una parte dei miei colleghi siano contrari a questa idea. Il motivo sta nei loro ricordi dei tanti e forse troppi corsi di aggiornamento deludenti e poco stimolanti per una crescita umana e professionale.
Credo che molti insegnanti si credano fatti e finiti e non si rendano conto di quanti strumenti umani e professionali possono a loro mancare o quantomeno essere utili nellβaffrontare le sfide future che le nuove generazioni ogni anno ci lanciano.
Sono convinto che progettare un percorso strutturato di carriera possa essere, da una parte stimolante, dallβaltra unβottima idea per aumentare le retribuzioni e differenziare i docenti.
Dal punto di vista delle soft skills dubito che i docenti posseggano tutte quelle caratteristiche necessarie ad una gestione efficiente del gruppo classe, nella risoluzione di conflitti e di quella sensibilitΓ richiesta nella comprensione dei disagi che il periodo post pandemia ha portato.
Dal punto di vista delle hard skills sfido chiunque a possedere capacitΓ legate alla programmazione e organizzazione del lavoro, fissazione degli obiettivi da raggiungere e la conoscenza delle diverse metodologie didattiche e degli strumenti digitali.
Arricchire i docenti dal punto di vista umano, relazionale e professionale, Γ¨ una sfida ambiziosa che porterebbe alla scuola una ventata di freschezza e modernitΓ . Se a tutto questo aggiungiamo degli esami finali con correlati aumenti retributivi, non posso che essere favorevole alla strada intrapresa dallβattuale ministro.
Il cambiamento, la flessibilitΓ , la differenziazione, il miglioramento, le sfide, sono elementi che oggi mancano a questo comparto e chi lotta contro tutto questo non vuole il bene della scuola e soprattutto non intende avvicinarsi alle numerose e diverse esigenze agli studenti.
Chi si lamenta sempre, chi preferisce continuare a vivere nel passato, chi difende il proprio posto di lavoro garantito, chi rivendica solo diritti facendo finta di non avere doveri, chi pensa di essere un semplice impiegato pubblico, non riconosce lβimportanza e il valore del suo ruolo istituzionale.
Quello che desidero Γ¨ mettermi alla prova, studiare e imparare cose nuove. Sperimentare e magari fallire nel tentativo di migliorare e di evolvermi. Voglio essere giudicato e retribuito per le mie caratteristiche, qualitΓ , valori e deficienze.
Voglio essere apprezzato e criticato in modo che il mio percorso professionale possa avere finalmente un senso.

