Mi sono spesso chiesto perchΓ© i docenti non possano o non debbano essere giudicati.
Forse la risposta sta proprio nel termine giudizio.
La parola giudizio ha da sempre una brutta nomea interpretativa ( ciΓ² che si pensa di qualcuno, capacitΓ di distinguere il bene dal male ) e per questo preferisco prenderne il significato piΓΉ affine al mio modo di pensarlo, ovvero valutare qualcuno o qualcosa.
Troppo spesso ci lamentiamo della bassa retribuzione ricevuta rispetto al carico di lavoro a cui veniamo sottoposti. Pochi perΓ² parlano della necessitΓ di una differenziazione retributiva che non sia ancorata ai soli anni di servizio. LβetΓ Γ¨ una variabile oggettiva che non contiene perΓ² alcun fattore di miglioramento tangibile e misurabile ( un docente piΓΉ esperto Γ¨ piΓΉ bravo di uno giovane? ).
Come possiamo emergere da un sistema che appiattisce e che livella tutti verso il basso?
La valutazione del nostro operato potrebbe, non solo differenziare la retribuzione, ma essere capace di mettere in luce le nostre peculiaritΓ e, allo stesso tempo, essere un concreto e tangibile stimolo al nostro, personale e professionale, miglioramento.
Affiancare ad una semplice autovalutazione un questionario anonimo da parte dei nostri studenti, potrebbe rappresentare una nuova e innovativa strada verso la conoscenza del reale stato della docenza in Italia e un importante punto di partenza verso un repentino e drastico cambio di rotta.
Che cosa dover valutare? Quali aspetti del nostro lavoro dovrebbero emergere da questa fondamentale indagine?
Personalmente separerei le competenze umane e relazionali da quelle professionali.
Per quanto riguarda le soft skills ( competenze umane e relazionali ), metterei al primo posto l’empatia, la capacitΓ di ascolto e di relazione con il gruppo classe.
In seconda fascia la capacitΓ di comunicare e la fluiditΓ nella trasmissione dei concetti e di tutte le informazioni accessorie.
In terza e ultima fascia lβessere un buon team leader e lβabilitΓ nel riconoscere e risolvere tutte le problematiche e i conflitti insiti nel gruppo.
Per quanto concerne le hard skills metterei come parametri di valutazione i seguenti aspetti: la fissazione degli obiettivi, la pianificazione e programmazione del lavoro, lβutilizzo di strumenti digitali e la varietΓ delle metodologie didattiche impiegate.
Un grande problema che emerge ancora oggi Γ¨ la scarsa conoscenza del digitale e la paura nello sperimentare metodologie innovative.
La qualitΓ della scuola non passa solo dalla necessitΓ di valutare e differenziare il corpo docente, ma anche nella sua abilitΓ organizzativa tramite il lavoro del dirigente, dal suo staff e dal personale amministrativo e didattico.
A livello gestionale gioca un ruolo fondamentale il personale A.T.A. e la sua capacitΓ di fornire un contributo tangibile nella gestione degli studenti durante i cambi dβora e nelle pause mattutine.
Occorre smetterla di focalizzarsi solo su quanti fondi sono destinati al comparto scuola perchΓ© il suo miglioramento passa, anche e soprattutto, in termini qualitativi.
Un flusso informativo che deve iniziare ad essere creato, archiviato, monitorato e analizzato, come base di future azioni correttive.
Una costante valutazione del nostro operato ci porta ad essere giustamente messi in discussione, ci porta a non mollare, ci porta a crescere e migliorare, ci porta ad evolverci e ad essere sempre sul pezzo.
Occorre ridurre il gap tra noi, studenti e societΓ , in modo che solo in un secondo momento le nostre continue richieste economiche possano avere riscontri tangibili sui quali fondare giustificate e precise richieste.
Non basta piΓΉ sbandierare i soliti slogan propagandistici legati al fatto di essere pagati poco o di essere i meno pagati dβEuropa.
Vorrei uscire dal populismo e iniziare a pretendere ciΓ² che mi spetta sulla base di indicatori meritocratici e corsi di aggiornamento personalizzati che possano fornirmi strumenti di completamento di quello che mi manca.
I risultati del mio lavoro devono parlare per me e voglio che emergano i miei punti di forza e di debolezza.
Voglio essere apprezzato e stimato dagli studenti, genitori, colleghi e dirigenti e sulla base di questo pretendere un equo e corretto compenso.
Fino a quando la mia retribuzione non passerΓ attraverso unβattenta e precisa analisi, non potrΓ² mai dimostrare quanto il mio impegno fuori aula mi differenzi da chi legge ancora oggi il libro in classe, da chi propone verifiche standard proposte dalle case editrici con griglie di valutazione e correttori preconfezionati e la consegna dei compiti in classe lβultimo giorno previsto dal regolamento dβIstituto.

