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Partiamo da un dato di fatto indiscutibile: i LAL non faranno i playoff 2022.

Dopo la sconfitta subita a Phoenix in Arizona, il sogno di raggiungere la post season attraverso gli spareggi (chiamati play in oltre oceano) è svanito.

Un fallimento inatteso (per qualcuno annunciato alla vigilia o quantomeno prevedibile) passa attraverso diverse letture che vedrò di chiarire in questo post.

La prima è sicuramente il concetto stesso di squadra, che non può essere la semplice somma di buoni atleti o di esperti veterani.

La franchigia nel post ritiro di KB aveva in mano un gruppo giovane, interessante, con ampi margini di miglioramento. 

Quella stessa estate LBJ decise di trasferirsi in California per continuare il lavoro del suo predecessore e con il sogno di riportare la città degli angeli al vertice della Lega.

Dal suo arrivo in poi, si sono sacrificate molte prime scelte future per arrivare ad ottenere i servigi di un giocatore fantastico come AD (una storia nota e conosciuta in quel di Cleveland).

Il tutto e subito ha portato “in the city” un continuo turnover di giocatori esperti al minimo salariale e giovani prospetti inesperti con fame di emergere e mettersi in luce dietro l’ombra e la guida del prescelto.

Le regole imposte dall’organizzazione sul tetto salariale portano le dirigenze a fare scelte vincolate dal numero di stelle presenti nel roster e nell’incapacità, a volte, di poter costruire una panchina e una rotazione solida e ben amalgamata quando, con soli 3 atleti, è stato già sfondato il tetto prestabilito.  

La seconda chiave di lettura è il potere e, in questo specifico caso, la debolezza manageriale e decisionale della società. 

Con pochi soldi e prospettive future da offrire alle altre società, il GM non può che affidarsi al carisma di LBJ che, in questi anni, ha non poco influenzato le scelte di selezione degli atleti, lasciando al coach il problema di dover trovare equilibri spesso impossibili da ottenere sui due lati del campo.

In questi ultimi anni LBJ ha reclutato amici e atleti esperti che hanno liberamente deciso di approdare ad LA con la speranza di poter infilare al dito l’agognato anello di campione. Un continuo andare e venire di veterani disposti a firmare un contratto annuale al minimo salariale pur di giocare al fianco del re.

La terza linea da seguire è la modalità di attacco della squadra. 

In una Lega che si basa sempre più sul tiro perimetrale e su quintetti piccoli e veloci, i LAL hanno sofferto di pochi e incerti tiratori e su un lento movimento di chi non aveva la palla, portando lunghi e noiosi isolamenti.

Partire con lunghi statici e poco propensi a lasciare l’area ha permesso, a molte squadre avversarie, di attaccare ad ogni cambio favorevole, mettendo troppo spesso a disagio una difesa incapace di leggere le scelte altrui e di adeguarsi ai costanti cambi di marcatura.

Quarto aspetto da analizzare è l’assetto difensivo, a dir poco imbarazzante, se non inesistente. 

Non è che la squadra faticasse a fare canestro o non viaggiasse ad alti punteggi, piuttosto non è mai stata capace di tenere gli avversari ad un punteggio basso. 

Pochi bravi difensori sulla palla e costanti distrazioni e amnesie su rotazioni e cambi veloci di marcatura. Troppi canestri e rimbalzi facili concessi e ritorni da situazione di contropiede da pre allenamento.

Due anni fa i LAL hanno vinto il titolo nella bolla di Orlando proprio grazie alla loro difesa e permettendosi di attaccare in contropiede o attraverso isolamenti, vista la scarsa propensione al tiro da tre.

Coach Vogel è arrivato in città con la fama di ottimo allenatore della difesa. Non si può pretendere da lui la costruzione di una squadra orientata alla difesa senza atleti abili in questo ruolo o quantomeno con un forte desiderio di sacrificarsi per la causa comune. Troppi attaccanti con la fama e la nomea di pessimi difensori. 

Forse l’idea di esonerarlo durante la stagione avrebbe potuto dare una scossa al gruppo, anche se la disfunzionalità strutturale della squadra non sarebbe cambiata.

Quinto aspetto da analizzare è affidare il futuro della franchigia ad un atleta di 28 anni, non integro fisicamente e incapace di giocare sul dolore. La struttura fisica di AD lascia presagire a molti una carriera non troppo longeva e per questo sorge spontanea l’idea di utilizzare il suo attuale contratto come unico e realistico asset da scambiare in futuro. 

Non avendo prime scelte e spazio salariale, i LAL non possono che puntare su una trade per cedere AD, licenziare RW o addirittura pensare ad una eventuale trade su LBJ.

Perché i losangelini dovrebbero cedere le loro anziana e iconica superstar? 

Perché AD non convince fisicamente, LBJ va verso i 40 anni e RW costa troppo rispetto alle sue reali potenzialità e capacità di fare veramente la differenza quando serve. 

La strada della ricostruzione è forse la via più auspicabile, anche se ad oggi appare complessa, dolorosa e difficile da digerire per una città abituata a vincere subito e ad ogni costo. 

Aver sacrificato tanti giovani e prime scelte future rende il percorso lungo e con non pochi ostacoli per una società che ha una proprietà poco competente (la famiglia Buss dalla morte del padre non è mai sembrata unita) e un GM da anni condizionato dai grandi nomi che sono passati in città.

Un nuovo GM e un allenatore di spessore potrebbero essere le chiavi per una svolta che non sia, almeno per una volta, di breve termine e che permetta, alla storia gloriosa di questa franchigia, un ritorno durevole tra le big del campionato.

Puntare su THT, MM e AR potrebbe essere una base di partenza nella quale affiancare un paio di stelle che permettano margini di manovra sul mercato e il tempo e la pazienza di vedere sviluppare e crescere potenziali star da scoprire (scoprire AC per poi sacrificarlo verso la città del vento è stata l’ennesima riprova di errori strategici da non commettere in futuro).

Tante scommesse e poche certezze in un mondo sportivo sempre più dinamico e mutevole. 

Fare la storia e durare nel tempo oggi diviene quasi impossibile ripensando a come i gloriosi Celtics di Russell e gli stessi Lakers di Magic e Jabbar, hanno potuto creare per decenni due delle più grandi dinastie non solo nella pallacanestro ma nello sport in generale.

In un’epoca dove tutto inizia per poi finire a breve, vi sono tutte le possibilità di emergere dalle ceneri attraverso scelte ponderate e oculate.

Beat LA forever.

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