La scena finale del film L’attimo fuggente resta indelebile nell’immaginazione di tutti noi.
Commovente, intenso, profondo e, per concludere, non realistico.
L’interpretazione magistrale di un immenso Robin Williams, attore e talentuoso comico americano, ci porta ad immaginare il ruolo del docente come un superuomo: un misto tra conoscenze, competenze, empatia, presenza scenica, profondità, umanità e immaginazione.
Se decidessimo di ispirarci e tendere a quel tipo di docente, dovremmo licenziare tutti, o quasi, i docenti presenti nelle aule delle scuole italiane, perché non troveremmo nessuno con tutte le qualità proposte dal film.
Dobbiamo prendere questo film come semplice utopia, come uno strumento per sognare un modello che ad oggi non è concretamente applicabile alla realtà nazionale.
Adoro questo film per la sua capacità di trasmettere alti valori e di mostrare come la parola divenga un potente strumento di cambiamento. Basta una prima visione, anche distratta del film, per comprendere come il messaggio di base sia che la forza delle idee può essere la base di possibili rivoluzioni, al fine di creare un futuro diverso.
Tutto molto bello, ma ho imparato a vederlo come un semplice film, finalizzato a generare emozioni e far sognare lo spettatore, estremizzando le situazioni per mettere in risalto le qualità del protagonista e mettere in cattiva luce l’antagonista, ovvero il sistema.
La realtà è molto diversa e cercherò in questo articolo di descriverla chiaramente.
Tra scuole private e pubbliche, insegno ormai da 25 anni e credo di aver acquisito un kilometraggio tale da consentirmi di poter esprimere un giudizio sulla mia professione.
Parto da un aforisma che spesso si legge in rete e che è diventato un simbolo di cambiamento nel mondo della scuola:
“Gli studenti non sono vasi da riempire ma fiaccole da accendere“.
Frase che ha scritto Plutarco quasi 2000 anni fa.
Quando leggo questa frase sorrido perché questo aforisma ha un preciso contesto storico ed esprimeva un problema dell’epoca.
Oggi si vorrebbe ridurre le conoscenze e trasformare la scuola in competenze, senza considerare che non possiamo applicare ciò che non conosciamo o che conosciamo in modo superficiale o marginale.
Le conoscenze vanno trasmesse ai ragazzi e, in questa prima fase, loro diventano dei contenitori da riempire perché se il vaso è vuoto di cosa possiamo discutere o ragionare insieme?
Possiamo discutere sulla capacità del vaso e sul quanto lo possiamo o dobbiamo riempire, ma nessuno può affermare che quel vaso non abbia bisogno di una certa dose di terriccio prima di piantare un seme e iniziare ad annaffiarlo.
Oltre al problema del vaso da riempire, vi è la capacità o necessità di accendere fuochi.
Un altra leggenda metropolitana che descrive il docente come un motivatore che deve sostanzialmente scoprire i talenti e scuotere anime e coscienze di studenti troppo spesso distratti, immaturi o assonnati.
Di una cosa sono certo: il docente è come l’allenatore di calcio, non vince le partite ma può farle perdere.
Un bravo docente dev’essere capace di trasmettere in modo semplice i concetti di base e cercare di non disinnamorare chi è di per sé interessato a quanto trasmesso in aula.
La motivazione è sempre solo a carico del docente, oppure ci dev’essere un minimo di interesse e motivazione da parte di chi ascolta?
Oltre a dover essere motivante e conoscitore del mondo esterno, un docente dovrebbe essere un grande comunicatore, come se comunicare fosse una qualità che tutti possiedono.
Comunicare in modo creativo, empatico ed emozionare il proprio interlocutore è un’arte e per questo per pochi eletti.
Un docente normale è bravo se riesce a catturare l’attenzione di una parte della classe e per un tempo limitato. Il tutto in un contesto dove occorre sperare di non essere disturbato da chi si annoia o da chi alza la mano solo per uscire e farsi un giro in corridoio.
Oltre alle abilità comunicative, al docente è richiesto di essere empatico, di comprendere la parte emotiva di 30 adolescenti e di gestire tutte le variabili esterne legate alle famiglie di provenienza. In aggiunta occorre considerare eventi personali passati, spesso a noi oscuri e non rilevati.
In sintesi il docente deve: non trasmettere troppe conoscenze per evitare di riempire un vaso, applicare le conoscenze nel mondo reale per sviluppare le competenze, essere un buon public speaker attraverso una capacità comunicativa fluida, semplice e diretta, essere empatico e quindi comprendere e accettare tutte le sfaccettature emotive dei ragazzi, considerare l’ambiente esterno, ovvero i fattori linguistici, culturali e familiari ed essere confidente e psicologo nell’interpretare frasi o gesti di ribellione da parte di chi non riesce ad attenersi alle regole della scuola oppure di chi queste regole le vorrebbe distruggere o combattere.
Allora mi chiedo, davanti a tutte queste imminenti e pesanti richieste, che cosa può fare un docente per essere ritenuto tale?
Intanto deve essere messo nelle condizioni di svolgere il suo lavoro bene e quindi occorre creare classi composte da meno studenti e con persone motivate ad apprendere.
Se vi fossero delle selezioni all’ingresso e una scrematura iniziale, si potrebbero creare dei corsi con una motivazione bilaterale che li renderebbe maggiormente efficaci.
Fino a quando la scuola resta un imbuto obbligatorio dove nelle aule si mettono 30 persone con motivazioni diverse, il docente dovrà sempre scontrarsi con gruppi di apprendimento eterogenei e con una piccola sacca di studenti che limitano ed ostacolano la progettazione di un percorso didattico innovativo.
Un secondo passo è quello di dare agli insegnanti strumenti e metodologie che possano aiutarli e supportarli in una crescita didattica ed umana.
Un docente non può iniziare la sua lunga e faticosa carriera fatto e finito: all’inizio mancano inevitabilmente degli strumenti e qualità che dovrebbero essere aggiunti o affinati con il tempo e l’esperienza.
Partire con l’idea che tutti i docenti abbiano tutti i requisiti oggi richiesti è un’utopia e poi ci lamentiamo se un docente non è esperto di informatica, non conosce perfettamente le lingue straniere e non ha tutte le soft skills necessarie a comprendere e motivare lo studente.
Un docente ha sempre più necessità di un’organizzazione che possa comprendere le difficoltà e i disagi che ogni giorno il gruppo classe gli mette davanti.
Vi è un estremo bisogno di confronto e di arricchimento attraverso spazi e momenti di incontro, confronto e miglioramento reciproco.
Vi è bisogno di corsi di formazione continua che partano dal rinforzo delle skills professionali per poi passare a quelle dolci.
Manca un percorso di carriera che accompagni il giovane docente dell’inserimento in un sistema burocratico complesso fino a farlo diventare una risorsa interna spendibile nella trasmissione a chi in seguito lo dovrà sostituire.
Quando un docente viene immesso in ruolo non conosce le norme della scuola, non conosce la programmazione scolastica, il funzionamento del registro scolastico, gli adempimenti burocratici periodici, il funzionamento degli organi scolastici e le diverse funzioni all’interno del sistema.
Durante il suo percorso dovrebbe essere monitorato e valutato sulla sua pianificazione, programmazione e controllo di quanto svolto in aula. Sulle sue capacità di relazionarsi con il gruppo classe, colleghi, famiglie, personale A.T.A., amministrativo e dirigenziale ed infine sulla sua capacità di gestire lo stress e sul suo stato emotivo.
Al termine della sua carriera dovrebbe essere maggiormente coinvolto nella trasmissione del suo sapere, sulla possibilità di trasmettere ai più giovani esperienze e trucchi del mestiere.
Troppo spesso un docente esperto perde la sua motivazione e si rende conto di non essere più utile agli altri. Svolge gli ultimi anni di carriera demotivato, stanco e non orientato a migliorarsi. Quello che so lo uso e quello che non conosco non mi interessa.
Per concludere, un docente ha bisogno di essere lui stesso stimolato dalla scuola. Deve sentirsi osservato, valutato e giudicato. Deve essere messo nelle condizioni di un continuo miglioramento e crescita personale.
Come può un docente motivare gli altri se gli permettiamo di perdere la fiducia in se stesso?
Abbandonare un docente significa di riflesso avere classi poco motivate e preparate, con un correlato e conseguente danno irreversibile nella loro crescita umana e didattica.

