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Con l’avvento della pandemia l’Italia è riuscita, in parte a fondo perduto e in parte sotto forma di debito, ad ottenere per il futuro una ingente somma di denaro dalla UE per la crescita e l’innovazione del nostro Paese.

Il nostro Governo ha costituito un nuovo Ministero per la transizione ecologica in sostituzione dell’attuale Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e dei mari.

Nel mondo della scuola la pandemia ha portato la didattica a distanza, metodologia innovativa che si basava sull’utilizzo di strumenti digitali per supportare il corpo docente e mantenere la scuola in contatto con i suoi studenti.

Al termine di questo periodo è stata istituita la Didattica Digitale Integrata come supporto e integrazione di quella tradizionale, ovvero un insieme di metodologie classiche basate su una didattica in presenza e troppo spesso passiva.

La transizione nel mondo della scuola si racchiude nel termine INTEGRARE.

Cosa significa aggiungere e completare le metodologie didattiche tradizionali con tutti gli strumenti che il mondo digitale oggi ci offre?

Vi racconto un piccolo episodio per esprimere il pensiero.

Questa mattina ero in aula insegnanti e stavo preparando una verifica da proporre alle mie classi in laboratorio. Oramai sono tre anni che ho abbandonato la carta e la fotocopiatrice.

Passo vicino ad un tavolo e vedo una mia collega che stava correggendo su carta le sue numerose verifiche e trascriveva su un foglio protocollo i punteggi dei singoli quesiti e con la calcolatrice faceva i conti per determinare il punteggio totale.

Sorridendo le chiedo perché quella tabella manuale non poteva essere creata con un semplice foglio Excel, in modo da inserire i punteggi e lasciare alla funzione somma il calcolo di quello finale.

Lei mi guarda sorridendo e mi dice che preferisce avere i punteggi sotto mano, come se trascriverli fosse una modalità per tenere tutto sotto controllo. Conclude dicendomi che accendere un computer e costruire un file gli sarebbe costato troppo tempo, anche se lei possiede competenze informatiche e che non avrebbe avuto alcun problema nella gestione informatica della procedura.

La domanda che mi sono posto poco dopo è stata quale motivo spinga le nuove generazioni di docenti ad utilizzare ancora la forma cartacea nella preparazione delle verifiche periodiche e che cosa blocchi il passaggio ad una nuova forma digitale.

Credo che vi sia una comfort zone nella quale ognuno di noi trova rifugio nella gestione e controllo di prassi consolidate e standardizzate. Uscire da questa zona significa mettere e mettersi in discussione. Sperimentare e utilizzare strumenti e metodologie che in fondo non ci appartengono e spaventano alla sola idea di provare e magari fallire.

Come possiamo spingere il nostro lavoro oltre il precostituito in modo da avvicinarci alle reali esigenze degli studenti e del mondo che ci circonda?

La ricerca e la sperimentazione sono le chiavi per accedere al futuro e ridurre il gap generazionale che man mano si fa sentire all’interno delle aule e nella organizzazione e realizzazione di un progetto didattico che deve essere sempre più condiviso con i ragazzi.

Oggi il digitale ci offre, non solo sfide, ma soprattutto opportunità che la vecchia generazione ha deciso di non affrontare o di ignorare, tuttavia quelle nuove le devono accettare, iniziando ad approcciare il lavoro di docente con un spirito avventuriero, fatto di errori, tentativi e continui fallimenti.

Uscire dagli schemi, ragionare in modo innovativo e unico sono alcuni dei passi che ci allontanano dal passato e, inevitabilmente, ci rendono maggiormente fragili, oggetto di critiche, però allo stesso tempo pionieri di nuove strade non ancora esplorate.

Per entrare nel mondo del digitale occorre studiare, mettersi alla prova, condividere ogni progetto ed esperimento proprio con i ragazzi, in modo che la condivisione di ogni passo possa accrescere il legame con loro in un’ottica di miglioramento reciproco.

I vantaggi di questo percorso non saranno mai immediati: vi è bisogno di tempo, passione e di una grande apertura mentale per la realizzazione di un pensiero critico, flessibile e attento a tutti i cambiamenti che l’innovazione introduce.

Una sfida giornaliera, costante, che non lascia tempo a nessun rimorso. Se si decide di abbandonare la vecchia strada, occorre non guardarsi più indietro e affrontare ogni sfida con determinazione e la speranza che, al termine del percorso, ne sia veramente valsa la pena.

Quello che questo cambiamento mi sta portando è un arricchimento non solo professionale ma anche e soprattutto umano. Mi sento vulnerabile, sensibile e attento alle esigenze delle mie classi, la mia mente non si accontenta mai ed è sempre pronta a sperimentare, lasciare ciò che ho imparato con fatica se trovo qualcosa di maggiormente stimolante e adatto ai bisogni della scuola.

Ho accolto l’idea di abbandonare gli schemi che ho appreso durante il mio viaggio professionale, restando aperto ad ogni confronto e disponibile a mettermi in gioco.

Questa nuova forma mentis mi aiuta a non annoiarmi, a non sentirmi mai arrivato e a non accontentarmi di tutti i piccoli successi raggiunti. Sono consapevole che domani arriverà qualcosa di nuovo che mi metterà in crisi, una nuova strada da poter intraprendere senza conoscerne la fine.

Sarò sempre pronto a mollare tutto se una nuova sfida potrà domani rendermi migliore.

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