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Questa mattina mi siedo sul divano e ascolto il silenzio di casa mia.

In questi giorni vi è un luogo dove il silenzio è oro e penso ad un’intera popolazione che pagherebbe pur di non sentire più il passare di aerei, bombe e spari.

Ho partecipato a numerose room su Clubhouse ( vi invito a scaricare l’app e a partecipare a questo utile social vocale ) per ascoltare confronti, idee, opinioni e spunti di riflessione.

Ho da subito notato l’ennesima spaccatura della gente in due fronti diametralmente opposti: da una parte vi è chi condanna la guerra senza alcun se e alcun, ma dall’altra vi sono persone che cercano il colpevole nella UE, nella NATO e negli Stati Uniti d’America.

Sembra quasi che la Russia sia stata legittimata ad intervenire perché la minaccia da Occidente non le dava altra scelta.

Vi sono poi persone che danno per scontato l’intervento militare perché infondo l’Ucraina è parte integrante della storia sovietica e la storia stessa legittima Putin a riaverla con sé.

C’è chi vede Putin come un grande stratega militare e chi lo ritiene un folle omicida alla pari di Hitler e della sua visione imperialista di stampo nazista.

Come potete leggere vi sono diverse chiavi di lettura del conflitto, tante ipotesi e infiniti punti di domanda e risposte che restano racchiuse tra le stanze di chi veramente può decidere le sorti dell’Europa e del Mondo.

Riflettendo e sistemando il flusso di informazioni che ogni giorno mi arrivano, non riesco a non pensare a quanto siano importanti le organizzazioni sovranazionali.

Più che colpevolizzarle per il passato, mi chiedo come la crisi pandemica e il conflitto bellico siano segnali forti di una necessaria riorganizzazione di queste strutture.

In un sistema interconnesso a livello diplomatico, sociale, politico, ambientale ed economico non possiamo più tornare all’idea di Stato nazione, ma dovremmo tutti pensare ad un sistema più ambio che permetta all’Europa di avere una posizione forte e deterministica nel nuovo scacchiere mondiale.

Nonostante la fine, o sedicente fine, della Guerra Fredda, abbiamo ancora la sensazione di un mondo bipolare, che legge nella contrapposizione tra Russia e Cina da un lato e Stati Uniti dall’altra una morsa potenzialmente letale per l’Europa Occidentale. La storia ci ha insegnato che la nostra terra è stata luogo di conflitti e siamo stati proprio noi a pagarne il prezzo più alto.

Come possiamo diventare quel terzo polo di potere nella determinazione di un nuovo equilibrio mondiale?

Attraverso la creazione di una nuova UE dove gli Stati membri abbandonino gran parte della loro autonomia per un bene comune superiore.

Chi critica l’attuale UE ha ragione, occorre però non dimenticare che ogni Stato vuole essere sempre molto indipendente nelle scelte per continuare ad ottenere un vantaggio per i suoi cittadini.

L’orgoglio e l’interesse nazionale si sgretolano quando un virus o un conflitto colpisce aree del globo che vanno ben oltre i singoli confini.

Vogliamo smetterla di dipendere dagli Stati Uniti? Vogliamo non essere campo di battaglia da Oriente?

Dobbiamo diventare grandi, unirci e accrescere il peso politico nel tavolo delle superpotenze in modo da ottenere rispetto e considerazione.

Dobbiamo desiderare, agire e realizzare un organismo sovranazionale che ci renda finalmente protagonisti quando il gioco si farà ancora duro, ma soprattutto quando conterà davvero.

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