Non siamo ipocriti, molti di voi hanno seguito il Festival di Sanremo e, chi dice di non averlo seguito, mente e lo sa.
Non parlo della diretta, troppo lunga e con troppi stacchi inopportuni o poco centrati, ma dell’evento come punto di riferimento del calendario degli eventi musicali in Italia.
Parto dalle cose negative per poi darvi una mia personale impressione sulle canzoni e sugli artisti in gara.
Non mi è piaciuta la presenza sul palco di personaggi che non siano legati alla musica perché allungano e distraggono l’attenzione di chi come me vuole concentrarsi solo ed esclusivamente sulla musica.
Non sono particolarmente interessato al lato fashion della manifestazione perché, se vogliamo essere veramente liberi da pregiudizi, dovremmo accettare il modo in cui un artista si vuole presentare sul palco.
La classifica finale è la solita modalità italiana per generare polemiche mentre, alla fine dei giochi, saranno le vendite e gli ascolti a determinare il vero vincitore di questa “gara canora”.
L’acustica non era il massimo, nonostante la presenza di un’orchestra straordinaria, ed è per questo che preferisco ascoltare i pezzi con calma il giorno dopo attraverso i canali streaming presenti in rete.
Come già in passato ho detto, il format andrebbe rivisto a causa di una lunghezza temporale incoerente con il trend futuro degli spettacoli televisivi. Se vogliamo far appassionare le nuove generazioni o portarli a seguire l’evento, dovremmo tener conto di come essi dimostrano un grado di attenzione sempre minore. Gli adulti invece arrivano a fine giornata stremati dai tanti e faticosi impegni giornalieri, con il rischio di crollare presto e di addormentati sul divano dopo poche iniziali esibizioni. Credo che molti di voi si siano perse le canzoni di chi sfortunatamente è stato estratto con un numero di uscita nel palco alto. Rivedere la deadline delle serate infrasettimanali mi sembra doveroso e rispettoso del pubblico a casa.
Per concludere, la presenza delle donne, come portatrici di problematiche sociali o di messaggi di cambiamento, alla lunga disturba. Ha ragione la Ferilli nel rompere questa “tradizione” perché vi sono luoghi e momenti nei quali trovare efficaci e realistiche soluzioni a tematiche note e conosciute dal nostro Paese. Purtroppo appelli o dichiarazioni di facciata non sono, e mai saranno, il mezzo per cambiare le disuguaglianze sociali, culturali, razziali ed economiche.
Passiamo alla musica e ai suoi partecipanti.
I vincitori sono, a mio modesto parere, un duo ben assortito, molto simile a quello dell’anno scorso rappresentato da Fedez e dalla Michielin.
Come dissi l’anno precedente per la Michielin, anche in questo caso è Blanco a tenere in piedi e a reggere il pezzo attraverso una voce e un’interpretazione fantastica. La dolcezza della sua voce si sposa perfettamente all’acidità di Mahmood, creando un equilibrio di sapori vocali perfetto. La prima volta che l’ho ascoltata in macchina non sono riuscito a trattenere le lacrime e ancora oggi non vi so dire il motivo.
Elisa è un interprete meravigliosa della musica italiana passata e attuale. Una vera professionista con una vocalità unica. Il suo pezzo non è orecchiabile al primo ascolto e per questo ha bisogno di tempo per essere veramente apprezzato e giudicato. Al primo ascolto non mi aveva colpito ma poi, dopo un paio di ascolti, mi sono subito ricreduto.
La stessa opinione l’ho avuta per il pezzo di Irama. La forza e profondità della sua vocalità e interpretazione sono pazzesche, ma purtroppo tutto questo non è subito percepibile sul palco. L’altro giorno era in macchina e ho alzato il volume a palla, l’effetto delle sue parole mi ha scosso l’anima.
Tutti parlano di La Rappresentante di Lista e del perché questo pezzo non è entrato nei primi tre posti in classifica. Il motivo è il seguente: un pezzo orecchiabile e allegro non è sempre percepito dalla gente come profondo e meritevole di particolari attenzioni. Il testo utilizza parole semplici, comprensibili a tutti, strutturato musicalmente molto bene e per questo un progetto musicale spendibile sul mercato. Ritornello che entra subito in testa senza particolari sforzi da parte dell’ascoltatore. Il prossimo tormentone primaverile.
Gianni Morandi. A mio parere un premio per la persona e per la sua carriera. Non vi nascondo che vi sono pezzi scritti da lui in questi ultimi anni molto carini. Ha avuto la forza e la tenacia di provare ad adattarsi al mutare dei gusti delle nuove generazioni. Lorenzo Cherubini ha scritto un pezzo tagliato su misura per lui e questo pezzo mi ha fatto subito tornare agli anni 60/70, dove il cantante bolognese si immedesima alla perfezione rendendolo super credibile e convincente.
Parole dolci le voglio dedicare a Fabrizio Moro. Mi sono emozionato quando tempo fa ho visto in televisione una sua intervista nella quale raccontava le sue personali fragilità, la depressione e la sua profonda paura di morire. In quell’intervista si è messo a nudo e ha mostrato tutta la sua umanità. Il cantante romano è un bravissimo interprete e dal vivo è capace di mostrare tutte le sue imperfezioni, il motivo per il quale lo adoro da sempre.
Nel caso di Emma Marrone vi è una sola parola per descrivere la sua partecipazione: peccato. Ha una bella voce, grinta e personalità che in tante occasioni non si sposano con il testo delle canzoni da lei cantate. Ha potenzialmente sempre la possibilità di stupire ed invece in molte occasioni mi delude.
Tutto il resto per me è stata noia, quindi mi scuso se non ho parole per descrivere le loro performance.
Come sempre Sanremo termina con conferme, delusioni, aspettative e belle sorprese perché Sanremo è sempre Sanremo.

