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Il caso Djokovic è sulla bocca di tutti e i giornali tradizionali e digitali hanno sbattuto in prima pagina per giorni la sua confusa vicenda australiana.

Mi piacerebbe fare un pò di chiarezza su quanto accaduto e aprire alcune interessanti riflessioni in merito al campione serbo e alla sua vicenda.

Credo sia importante distinguere Nole come professionista sportivo dal Nole cittadino ed essere umano.

Il primo è straordinario perché nell’era Federer e Nadal è stato capace di vincere 20 prove dello Slam attraverso una durezza mentale e un lavoro di resistenza fisica e psicologica impressionante. In campo è un muro di gomma capace di ribattere colpo su colpo e di non mollare mai un centimetro agli avversari.

Il secondo è un cittadino atipico che vive delle sue, a volte estreme e discutibili convinzioni, credendo di poter imporre il proprio pensiero e le proprie azioni senza considerare le conseguenze dei fatti accaduti o delle dichiarazioni espresse.

Il problema di fondo è che non vi è sempre una correlazione diretta tra il campione sportivo e persona fisica.

Vi siete mai chiesti se tra gli obiettivi di Nole vi è quello di essere simpatico e acclamato dalla gente? Essere un campione nel rettangolo di gioco porta di conseguenza l’atleta ad essere una brava o simpatica persona?

Credo che molta gente si identifichi troppo spesso nelle gesta del proprio eroe, creandosi forti e false aspettative sulla persona al di fuori della sua professione.

Dobbiamo accettare il fatto che Nole ha le sue convinzioni, le sue idee, agisce con la propria coscienza e commette errori come tutti noi. E’ un essere umano e per tale imperfetto e non può essere esente da colpe e responsabilità.

La vicenda incriminata in Australia non è altro che un pasticcio burocratico generato da un conflitto di poteri e competenze tra il governo australiano, in merito all’autorizzazione di accesso nel territorio australiano, e la federazione tennistica che ha invitato il campione serbo a partecipare al più importante e prestigioso torneo organizzato e gestito nella terra dei canguri.

L’esenzione certificata dal tennista serbo permette al numero uno al mondo di partecipare al torneo, ma quel documento è risultato in conflitto con il visto presentato al suo atterraggio in aeroporto. La contesa tra le parti risiede nell’ambito burocratico e autorizzativo e non può essere analizzata e commentata in chiave sanitaria, politica o addirittura come ho letto in chiave economica.

Purtroppo la vicenda ha preso una dimensione talmente ampia da inserire nel contendere tanti aspetti che poco contano rispetto ai meri fatti accaduti.

Nole non è Gesù, non è il rappresentante delle libertà negate da uno Stato che vuole rivendicare la sua supremazia rispetto ad un altro, non è un regolamento di conti su questioni economiche legate a concessioni di multinazionali, non è nulla di tutto questo.

Il silenzio di Nole sulla sua positività al Covid-19 di Dicembre è un fatto grave perché la sua presenza ad eventi esterni ha esposto persone al contagio mentre lui doveva restare in isolamento nel rispetto del protocollo sanitario.

La sua leggerezza e/o la sua arroganza saranno i motivi per i quali Nole cittadino rischia una serie di conseguenze giuridiche legate al suo mancato rispetto delle regole.

Alla fine questa sua esenzione rischia di ritorcersi contro ed è il suo leggero e sbagliato comportamento ad essere l’unico e il vero motivo di una sua possibile espulsione dal territorio australiano e mancata partecipazione al primo torneo dell’anno.

Per concludere credo che Djokovic stia imparando molto da questa vicenda e spero possa capire che essere un personaggio pubblico comporti grandi responsabilità verso gli altri e che il suo ruolo non gli permetta di agire con tanta leggerezza e superficialità.

Tutti possiamo sbagliare ma le conseguenze dei nostri errori sono direttamente proporzionali al ruolo che assumiamo all’interno di una società civile.

“ Grandi poteri portano grandi responsabilità “

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