Il confronto è importante, ascoltare l’altro e cercare di trovare un compromesso sarebbe ottimale. Vi sono però contesti storici e situazioni in cui è meglio dire apertamente e sinceramente no grazie.
Vi sono temi che sono e saranno sempre divisivi e per questo di certe cose non ne parlo mai troppo volentieri, evito confronti e preferisco tenermi per me certe opinioni, non perchè non credo in quel che penso, ma preferisco che restino intime.
Credo che il confronto serva come arricchimento personale. Le parole degli altri hanno come funzione quella di essere in grado di modificare e adattare il proprio pensiero perché quello in cui credo oggi, potrebbe inevitabilmente cambiare domani.
Non amo la rigidità, le barricate dietro una verità assoluta e immutabile. La società moderna è in continuo divenire e con essa anche i pensieri più profondi e radicati mutano e la fluidità di un futuro incerto rende tutto o quasi opinabile.
Se partiamo dal presupposto che nulla è immutabile, allora perché le persone si ostinano a rivendicare una verità come assoluta?
Vi faccio un semplice esempio per argomentare la mia tesi. Io studio economia da una vita e mi sento “esperto” in tale ambito, ma so bene che questa scienza non è perfetta e che domani una certa teoria o affermazione potrebbe essere modificata o addirittura smentita da qualcuno capace di dimostrarne l’inefficacia empirica e si formuli un nuovo paradigma che sposti le azioni umane future.
Anche se i più esperti economisti fossero in grado di costruire un modello economico per un efficace funzionamento di un sistema, loro stessi non sarebbero sicuri di ottenere il risultato fissato e sapete il motivo di tali dubbi?
Perché in ogni modello, in ogni scelta che facciamo, vi sono variabili esogene che influenzano e possono distorcere i risultati attesi. Vi è sempre una piccola o grande percentuale di probabilità di errore o di fallimento di quanto sperato. Posso fare bene i calcoli, fissare ipotesi precise e sensate per poi ritrovarmi di fronte a scelte di terzi dettate da aspetti emotivi e irrazionali capaci di distorcere il tutto.
Le persone si ostinano a volere la sola ed esclusiva certezza quando viviamo all’interno di un percorso che è dominato dall’incertezza come fondamento della vita stessa.
Se pensate ai mercati finanziari, i piccoli risparmiatori si affidano ai gestori del risparmio chiedendo loro di fare investimenti a rischio zero e con rendimenti positivi. Chiedono la massima garanzia di non perdere parte del risparmio affidato come se un broker finanziario potesse garantire un risultato positivo e che il mercato rispondesse sempre verso le loro specifiche esigenze.
Oggi i cittadini si comportano come quei piccoli investitori che pretendono solo ed esclusivamente certezze assolute e non accettano più il rischio che qualcosa vada storto.
Siamo tutti diventati esperti in ogni ambito e pretendiamo dagli altri il massimo risultato quando, per buona parte della nostra esistenza, abbiamo ignorato il funzionamento dello Stato e non ci siamo mai accorti delle sue numerose inefficienze.
Il popolo si è svegliato dal suo infinito tepore ed ora pretende che in tempi brevi tutto venga finalmente sistemato. Tutto è messo seriamente in discussione e siamo noi stessi a generare una situazione di continua incertezza, un clima di paura e di terrore. Mettiamo pressione alle autorità chiedendo a loro di fare ciò che non hanno purtroppo mai fatto prima.
Se vogliamo essere realisti, oggi il nostro Paese paga lo scotto di non aver mai deciso di cambiare drasticamente e radicalmente le cose. I governanti hanno tergiversato e vissuto di rendita grazie al nostro scarso interesse e alla nostra pacata ignoranza.
Sono contento che le persone abbiano finalmente iniziato ad interessarsi di politica, economia, temi sociali, istruzione e sanità, ma questo non da a nessuno il diritto di giudicare il lavoro altrui se nessuno di essi ha mai svolto quel ruolo e non si è mai trovato a dover prendere delle decisioni in merito ad un particolare ambito.
Internet ci ha permesso di raccogliere una quantità industriale di informazioni, ma a volte proprio quando ci si documenta troppo e da diverse fonti, si incontra il problema di elaborare e di ottenere dei dati che siano vicini alla verità perché, nonostante la mole di informazioni raccolte, l’elaborazione di un dato passa attraverso una certa intelligenza, non solo nella selezione di quanto raccolto, ma soprattutto sulle competenze in merito a quanto cercato.
Più ci si informa e più si aumenta la possibilità di trovare informazioni contrastanti che portano, come inevitabile conseguenza, a mettere in discussione l’idea iniziale che all’improvviso diventa labile, fumosa, grigia e soggettiva.
La ricerca della verità assoluta e inconfutabile diventa una strada di curve pericolose, un sali e scendi di strade secondarie e tortuose, prive di quel rettilineo che ogni ragionamento vorrebbe. La certezza di dare un senso alle cose diventa un esercizio mentale portato verso una reale e concreta utopia filosofica.
Che cosa accade quando un’idea iniziale non trova un fondamento scientifico perfetto e inattaccabile? Ci aggrappiamo ad essa perché senza di essa ci sentiamo persi e smarriti nei meandri oscuri dei nuovi dubbi che inevitabilmente escono.. I nostri pensieri diventano grovigli di fili intrecciati e arruffati tra loro che generano un tilt improvviso e fastidioso.
Proprio in quel momento la paura e il disorientamento diventano rabbia e frustrazione e decidiamo di difendere quella idea come un soldato fa con la roccaforte del suo quartier generale. Non accettiamo consigli, ragionamenti o tesi opposte perché questo porterebbe ad abbassare le nostre tenue difese.
Diventiamo arroganti e violenti verbalmente perché ogni parola inizia ad avere un peso nella struttura del nostro ragionamento e quindi ci chiudiamo in noi stessi lasciando al confronto un vuoto pieno di solitudine e di rammarico.
le distanze aumentano e il grigio che contraddistingue una certa opportunità di colore si trasforma in uno sfondo bianco o nero dove l’arcobaleno si disperde dietro nuvole gonfie di pioggia.
Oggi dobbiamo imparare a riempire la tavolozza di tanti colori, cercare di scegliere colori accesi di speranza e di tolleranza, confronto, flessibilità e accondiscendenza. Il futuro è quello che vogliamo disegnare e il bianco e il nero non ci permette di cogliere le diverse sfumature che la cornice ci offre di riempire.
Iniziamo ad affidarci agli esperti, lasciamo a loro la possibilità di utilizzare competenze specifiche per fare scelte ponderate e misurate. Osserviamo i risultati ottenuti e, quando saremo chiamati a scegliere, decidiamo serenamente se tenerli o cambiarli.
La democrazia è rappresentativa e non popolare quindi vigiliamo in modo pacato e corretto sull’operato dei nostri rappresentanti e cerchiamo domani di scegliere in modo oculato chi riteniamo essere all’altezza del ruolo affidato.

