Lo so che molti di voi mi diranno che a fine novembre sarebbe meglio iniziare a pensare ai regali di Natale, ma non potevo non cogliere l’opportunità, offerta dal nostro caro Ministro Bianchi e da una parte della politica italiana, di parlare dei prossimi esami di maturità ( giugno sembra un tempo lontano ma il tempo scorre veloce e per molti è solo un fatto di percezione ).
Innanzitutto premetto che come al solito vi è un palese ritardo di scelta da parte del Governo. Il Ministro ha dichiarato che il MIUR deciderà la formula dei prossimi esami di fine secondo ciclo dopo le vacanze natalizie, lasciando per l’ennesima volta tutto il mondo della scuola in sospeso. Sarebbe stato saggio e corretto prendere la decisione all’inizio dell’anno scolastico in modo che i docenti e gli studenti sapessero come prepararsi e avessero il tempo adeguato per farlo.
Bianchi è indeciso se mantenere la nuova prova di maturità, visto che lo Stato italiano è ancora all’interno di una emergenza sanitaria, ritornare al vecchio esame oppure trovare una formula che possa essere una via di mezzo dei due elencati in precedenza.
Vi chiederete da che parte mi schiero e non ho alcun dubbio nel dirvi e spiegarvi che il nuovo esame di stato, sperimentato negli ultimi due anni a causa dell’emergenza sanitaria, mi piace moltissimo.
I motivi della mia scelta sono semplici e lineari. Durante l’anno scolastico nessun studente si allena a sviluppare una traccia e a scrivere in italiano per sei lunghe ore. Visto che vogliamo avvicinare la scuola al mondo del lavoro e alle competenze mi dite quando nella vita vi è richiesto di scrivere due fogli protocollo su uno specifico argomento, salvo voi decidiate di diventare degli scrittori? Sono d’accordo sul fatto che una persona deve uscire dalla scuola con delle competenze linguistiche che gli permettano di scrivere in modo corretto nella nostra lingua madre, ma non è richiesto a nessuno di saper esporre e argomentare una tematica letterale, storica o di attualità in modo così particolareggiato.
Dopo una lunga mattinata, spesso in una tipica giornata afosa estiva, lo studente è chiamato ad affrontare una prova di indirizzo di altrettante sei ore basate su tracce provenienti dal Ministero e spesso da dover adattare alle specifiche esigenze di ogni classe. Ci hanno detto che i programmi non esistono più, che nelle linee guida vi è la possibilità di sperimentare e di personalizzare il percorso di apprendimento, per poi subire dall’alto una prova valida per l’intero territorio nazionale che per forza richiederebbe di base una certa standardizzazione e unificazione della programmazione iniziale.
Ricordo a tutti che durante l’intero percorso di scuola i ragazzi fanno più prove scritte che orali e per questo la parte scritta è già stata ben sviluppata e valutata nel processo di valutazione finale. In questo senso, alcuni anni fa il Ministero ha giustamente eliminato la terza prova multidisciplinare, dimostrando quello che ho appena affermato.
Se volessimo aggiungere a tutto questo la tendenza green che il pianeta terra e l’Italia ha deciso di abbracciare negli ultimi anni, vi immaginate quanta carta la scuola deve usare per raccogliere i temi di italiano e le seconde prove di indirizzo? E poi terminate le prove che cosa ne facciamo di tutte queste “ opere d’arte”?
La verità è che le verifiche scritte non sono altro che documenti necessari ai fini di un eventuale ricorso da parte di un candidato bocciato all’esame ( alcuni miei colleghi delle discipline giuridiche mi direbbero carta canta ) e quindi la loro presenza ha solo il fine di tutelare la scuola da procedimenti giudiziari esterni.
La scelta del colloquio orale rappresenta finalmente una via verso quella semplificazione che da tempo una parte dei docenti richiede in generale in un settore riempito da continui doveri di stampo meramente burocratico. Questa prova finale può rappresentare una degna conclusione di un percorso di studi nel quale ogni studente è già stato valutato, sia in modo scritto che orale, in tutte le discipline e, attraverso la media dei risultati ottenuti, si è maturato un credito scolastico preciso e definitivo.
Il colloquio orale serve semplicemente per migliorare il suo punteggio iniziale e salutare lo studente e augurargli un felice prosieguo della sua vita.
In questo ambito sarei per incrementare il credito scolastico, aggiungendo anche il credito del primo biennio, e ridurre drasticamente il punteggio del colloquio orale finale.
Il colloquio orale, così come è stato strutturato, mi piace molto anche se vi è una parte che eliminerei, ovvero quella in cui il docente di italiano chiede allo studente un commento su uno dei brani svolti durante l’anno scolastico ( essendo già stati spiegati e valutati durante l’anno scolastico tutto questo non è che una replica di quanto già svolto ), integrando il colloquio agganciandosi ad una o più tematiche storiche. Il motivo sta nel fatto che quella parte esula dall’idea di competenze e di interdisciplinarietà e diventa un semplice colloquio a due che porta inevitabilmente il resto della commissione ad un semplice e a volte noioso ascolto passivo.
Il colloquio orale dovrebbe essere un accesso e coinvolto dialogo tra tutte le parti in causa in modo da far emergere gli aspetti che non siano sempre e solo nozionistici, ma che permettano alla commissione di capire quali abilità e competenze lo studente ha acquisito nel suo percorso, non solo didattico, ma anche e soprattutto di maturazione fisica e psicologica.
Concludo dicendo che il Ministro Bianchi probabilmente proporrà una terza strada come via di mezzo tra le due esistenti e, se questa sarà la sua scelta, da una parte metterà come al solito in difficoltà il mondo della scuola, dall’altro sarà l’ennesima pezza alle scelte politiche ambigue e ritardatarie. Come al solito verrà delegato al corpo docente la traduzione ad una arzigogolata scelta governativa e saremo tenuti a tranquillizzare le nostre classi in modo da permettergli di affrontare il loro ultimo scoglio in modo sereno e motivato.
“Caro Babbo Natale, ti chiedo di ricevere una risposta veloce e precisa sul prossimo Esame di Stato e che il nostro Ministro decida di mantenere la nuova formula dell’esame in modo che tutto il mondo della scuola possa passare delle serene e felici vacanze natalizie“.

