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Ho scelto come titolo per questo articolo un pezzo di Eros che parla dell’importanza di parlarsi a cuore aperto. 

Come possiamo iniziare ad affrontare una comunicazione onesta, sincera ed emotiva?

Dobbiamo partire dall’idea di escludere qualsiasi canale indiretto, quindi lasciamo perdere il cellulare e i disastri che può portare il suo ossessivo e scorretto utilizzo nella gestione di una relazione. 

Oggi siamo troppo legati alla messaggistica, email o le varie chat proposte dai social media. 

Un messaggio tramite whatsapp può essere, per esempio, liberamente e soggettivamente interpretato in modo sbagliato o errato. 

L’uso frequente delle faccine può generare fraintendimenti legati un valore superfluo e troppo banale che essi racchiudono. 

Se il nostro interlocutore ci manda un bacio, un abbraccio o un occhiolino allora a noi ci tiene, ne siete proprio così sicuri?

I messaggi vocali sono diventati il modo più indiretto e codardo di elaborare e strutturare a tavolino un pensiero o ragionamento palesemente razionale e asettico. 

Chi è old style usa il cellulare per chiamare direttamente la persona ma, se noi lo usiamo come barriera o scusa per gestire e controllare il flusso emozionale, allora anche questa modalità risulta essere sbagliata o quantomeno fuorviante.

Aver sostituito le antiche ma emozionanti lettere scritte a mano con una mail hanno fatto perdere,  al gesto stesso, il suo profondo fascino. 

Chi si ricorda le volte in cui sbagliavi a scrivere e dovevi arrotolare la carta e fare canestro nel cestino e chiedere alla tua penna di riformulare e rielaborare il pensiero in modo da trasformare un’emozione in un segno tangibile capace di sintetizzare il tutto in modo chiaro e preciso?

Nelle relazioni tutti diventiamo un po’ scrittori e un po’ poeti, non credete? 

Ma allora se escludiamo ogni forma di comunicazione indiretta e digitale, cosa ci resta da fare? 

La cosa più difficile, ma allo stesso tempo banale ed effige, è quella di alzarsi dal divano, smuoversi dalla nostra zona di comfort, prendere un mezzo di trasporto e recarsi direttamente nel luogo di incontro dove, un altro essere umano, ci  attende per ascoltare e replicare alla nostra vocalità. 

Fa paura incrociare lo sguardo dell’altro, dover affrontare una comunicazione ricca di particolari non verbali ed accettare una replica che potrebbe non piacerci o ferirci in profondità. 

Che cosa possiamo ottenere da un confronto vis a vis?

Tutte le risposte che i dubbi possono aver generato prima di quell’incontro. Una soluzione univoca a qualsiasi elaborazione mentale che il nostro cervello ci ha generato in passato. Ogni possibile interpretazione diviene una certezza oggettiva assoluta. 

Di persona possiamo conoscere finalmente il pensiero altrui, sciogliere quella situazione di stallo e dare un colore preciso al grigiore delle possibili scenari o alternative. 

Con il passare del tempo sapremmo chiaramente cosa fare e quale precisa direzione intraprendere senza rimpianti o rimorsi. 

Il dolore della verità diventerà una fondamentale lezione di vita che ci servirà a gestire al meglio ogni scelta futura. 

Ad ogni incontro una risposta, una verità, una convinzione, una lezione, una opportunità di crescita e di miglioramento, ossia un tassello della nostra vita.  

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