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Quando si pensa alla linearità di un percorso ci immaginiamo in un lungo rettilineo dove davanti a noi ritroviamo solo asfalto e quel apparente senso di noia e di apatia.
Uno scenario vastissimo dove il cielo si confonde con la terra e la linea di demarcazione si confonde dietro una patina che offusca la nostra vista.

Lo scenario descritto lo rende sicuramente meno attrattivo rispetto a quei viaggi avventurosi pieni di curve insidiose, salite e discese capaci di donare al tragitto un certo fascino ed unicità. Quella costante adrenalina che ci rende vivi, stimolati e speranzosi nell’affrontare e superare eventuali e inattesi imprevisti.

L’amore è come un tragitto che decidiamo di intraprendere.

Da una parte vi è l’autostrada, quel luogo dove tutto diventa lineare, semplice, magari noioso e banale, ma allo stesso tempo sicuro e controllabile.
Dall’altra vi è una strada provinciale, secondaria, dove il percorso non è quasi mai certo, pieno di brusche frenate e di inversioni di marcia, sorpassi e improvvisi rallentamenti.

Se vi immaginaste in procinto di partire e, davanti a voi trovaste l’imbocco per l’autostrada e un piccolo sentiero tortuoso, quale delle due scegliereste di imboccare?

Credo che molte donne sceglierebbero la strada tortuosa e insicura.

Parlando con diverse amiche ho capito come loro apprezzino quelle relazioni capaci di generare forti emozioni e accettino i rischi delle correlate delusioni, crisi, rinascite, nuove crisi, ricadute e poi ancora risalite.

Perché molte persone cercano e apprezzano relazioni simili alle giostre di un Luna Park?

Mi sono convinto negli anni che uno dei motivi di questa bizzarra scelta sia legata al desiderio di contrasto che la sfera affettiva ha rispetto agli altri ambiti della nostra vita.

Se ci pensate bene tutti vorremmo che il nostro lavoro, le relazioni familiari, le amicizie, il denaro e la salute siano i più possibili privi di imprevisti e di marcate e inaspettate sofferenze.

Nella vita cerchiamo e ci appoggiamo a persone simili a noi, persone di cui ci possiamo fidare e affidare nei momenti di difficoltà.
Nutriamo rispetto e affetto verso la nostra famiglia e i nostri amici, ci rifugiamo in un lavoro sicuro che ci permetta di condurre una vita tranquilla e agiata, nella speranza che la salute ci assista sempre.

Nessun azzardo se questo potrebbe metterci in difficoltà oppure farci sentire inadeguati e persi al di fuori della nostra zona di conforto.

Ci mostriamo molto cinici e razionali in tanti aspetti della nostra vita e, proprio per questo, decidiamo di essere irrazionali, emotivi e sprovveduti quando decidiamo di affrontare il percorso dell’amore.
E come se, in questo specifico ambito, dovessimo fare tutto l’esatto opposto di quello che ogni giorno, razionalmente e deliberatamente, decidiamo di fare.

Come se una vocina ci dicesse di sperimentare, esplorare, osare e mettersi in gioco per scoprire fino a dove ci possiamo spingere.

Ci tuffiamo senza salvagente in un grande oceano con la speranza che prima o poi la corrente e le maree ci riportino sani e salvi a riva.

Ritroviamo nell’amore il forte e incontrollato desiderio di affrontare tutte quelle sfide che nella vita stessa spesso rifiutiamo.

Ecco che le relazioni amorose diventano quelle sfide necessarie a metterci alla prova, sfidare la sorte e le avversità, quella modalità per evadere dalla routine di ogni giorno.

Ci innamoriamo e crediamo che solo grazie a quella scossa tutto possa avere un senso.

Ci immergiamo nell’altro e molto spesso idealizziamo la persona conosciuta immaginandola per quello che non è.

Mettiamo da parte i suoi difetti, paure e resistenze, per donare noi stessi nella speranza che il nostro Dare ci porti indietro il corrispondente Avere.

Non ci poniamo alcun limite nella speranza che dall’altra parte la persona possa apprezzare i nostri sforzi e ci ripaghi con la stessa moneta.

Creiamo un disequilibrio iniziale che può mettere seriamente in difficoltà l’altro che, ricevendo mille attenzioni, potrebbe adagiarsi o semplicemente godere e apprezzare di quanto ricevuto.

Poi all’improvviso tutto cambia, la fase propulsiva dell’innamoramento tramonta, si affievolisce e ci risvegliamo da quel sogno che noi stessi avevamo costruito.

Improvvisamente iniziamo a tirare le somme e scopriamo che il bilancio relazione è in passivo.

Abbiamo dato tanto, tutto, troppo e abbiamo ricevuto in cambio poco, niente o sempre meno di quanto ci aspettavamo.

La rabbia e la frustrazione inizia a salire, ogni gesto e parola ricevuta cambia suono, gusto e colore.

Ci sentiamo la parte ferita e iniziamo ad esprimere in modo diretto, brutale e frustrato la lista di tutte le mancanze.

Abbiamo tutti gli elementi per poter essere giudici della dipartita e, in modo sereno e distaccato, sentenziamo che l’altro è in difetto e gli sbattiamo in faccia tutte le sue “colpe”. Infine, sulla base di assolute e inequivocabile verità, battiamo il martelletto sul tavolo e proclamiamo che la storia è chiusa e che l’imputato è colpevole di non essere la persona giusta per noi.

Quanti rapporti finiscono quando uno dei due esaurisce la benzina fornita dall’innamoramento?

Quante persone sono disposte ad andare oltre il mero sentimento provato o sono in grado di vedere oltre il film che abbiamo da soli progettato, vissuto e concluso?

Tutte queste considerazioni mi hanno portato oggi ad essere consapevole di volere nella mia vita una storia lineare.

Da giovane ero sempre alla ricerca della scintilla, mi buttavo nelle storie solo quando sentivo le farfalle allo stomaco.

Credevo che una storia valesse solo se lei fosse il primo e l’ultimo pensiero della sera, solo se un suo messaggio mi potesse far battere forte il cuore, solo se la sua presenza mi agitasse e la sua mancanza mi generasse una sofferenza data dal vuoto della sua assenza.

Quante volte mi sono fatto guidare, e allo stesso tempo ingannare, da queste forti e temporanee sensazioni.

Quante volte mi sono poi risvegliato da questo breve periodo per poi ritrovarmi ad osservare con occhi nuovi e diversi una realtà molto differente da quella che mi ero costruito o idealizzato.
Quante volte ho cominciato a puntare il dito o a criticare atteggiamenti che per tanto tempo avevo accettato e sopportato in silenzio.

Quante situazioni non ho giudicato e a quante frasi non ho replicato per paura di perdere l’altro o per non voler aprire una crepa che avrebbe potuto incrinare o rompere il legame.

Quante volte ho subito passivamente e in silenzio situazioni importanti e scomode con l’idea che in futuro non si sarebbero più presentate.

Gli anni passano, i ricordi e le esperienze crescono ed ognuno di noi ha il dovere di capire che cosa desidera da una relazione e quando una relazione può funzionare e durare nel tempo.

Credo che ad un certo punto della nostra vita la razionalità e l’esperienza ci debbano guidare e portare a preferire la linearità rispetto alle curve.

Anche in amore ci deve essere stabilita. Dobbiamo cercare e pretendere tutte quelle certezze che ci guidano e ci confortano negli altri ambiti della nostra esistenza.

Sperimentiamo nel breve le curve per poi indirizzarsi nel medio lungo termine verso un lungo e tranquillo rettilineo.

Con gli anni non siamo più disposti a lottare, discutere, arrabbiarci e farci travolgere in nome di quel concetto che molti, in modo distorto e confuso, definiscono amore.

Allora mi chiedo: “Se i sentimenti troppo spesso ci confondono e ci dirottano, che cosa veramente ci può dare linearità?”.

Credo che vi siano degli elementi, dei piccoli tasselli che ci possano aiutare a riconoscere la persona compatibile con il nostro essere e farci riconoscere nell’altro un ideale compagni di viaggio.

Che cosa ci può rendere felici, sereni e tranquilli lungo il tragitto?

La stima. Credere che la persona che abbiamo accanto sia speciale, unica o quantomeno distinguibile dalle altre.

L’affidabilità e la presenza. Dobbiamo riconoscere nell’altro un punto fermo. Nonostante tutto dobbiamo essere convinti che quella persona ci starà vicino. Se gli chiediamo qualcosa sarà disponibile ad ascoltarci e a fornirci un supporto psicologico e materiale.

Il dialogo e la comunicazione. Sapersi esprimere in modo aperto, intelligente, equilibrato e con una certa elasticità in modo da comprendere e accettare pensieri divergenti.

L’onestà e la comprensione. Saper dire chiaramente ciò che non funziona in modo costruttivo e positivo ed accettare gli errori altrui perché solo chi agisce può sbagliare.

L’affinità sessuale perché nel letto i pensieri se ne vanno e sono i nostri corpi a doversi parlare e apprezzare.

Gli obiettivi e la progettualità. La relazione nel tempo si evolve e quindi occorre essere disponibili a cambiamenti anche radicali, come per esempio la convivenza, il matrimonio o l’arrivo di figli.

Molti mi diranno che sembra un bilancio, un elenco asettico, razionale e poco emotivo. E in tutto questo l’amore dov’è?

L’amore è la capacità di andare oltre il concetto di amore stesso.

E’ la capacità di non generare false aspettative, di non voler cambiare il prossimo, di non voler costruire sovrastrutture, di non sognare o immedesimarsi nei film romantici che gli studi americani ci propinano da anni.

Amare è la capacità di spogliarsi da false e inattese ideologie e credenze popolari, distaccarsi da banali aforismi e illuminati manuali.

Amare è anche la capacità di costruire e analizzare un bilancio dove posizionare tutto ciò che ci piace e tutto ciò che non va.
Saper pesare le cose con le giuste dosi e proporzioni, saper valutare chiaramente se quella relazione ha un valore o meno.

E’ inutile amare quando il bilancio è in perdita.

A volte ci facciamo incastrare dall’amore stesso e non siamo più capaci di affrontare l’altro con il giusto equilibrio e distacco emotivo.

Se l’amore è ciò che giustifica tutto e tutti, allora preferisco non amare ed osservare quel bilancio in modo onesto, semplice e razionale, in modo da decidere se quella persona è veramente quella giusta per me e se un domani potrò ancora immaginarmi vicino a lei.

Mi rendo conto di quanto sia facile idealizzare il prossimo perché tutti noi vorremmo che i nostri sentimenti fossero indirizzati ad una persona meravigliosa.
Purtroppo o per fortuna, incontriamo persone compatibili che si incastrano perfettamente con noi, ma le lasciamo andare per il semplice fatto che all’inizio non hanno catturato la nostra attenzione o non sono state capaci di generare forti emozioni.

Rincorriamo il nostro sentire pur sapendo di mettere l’abito giusto alla figura sbagliata.

Sapete quando una relazione dovrebbe veramente terminare?

Quando l’equilibrio di bilancio viene a mancare oppure quanto tra le cose positive mancano dei tasselli che noi riteniamo essere fondamentali.
Vedete, l’amore ad un certo punto non svanisce, si trasforma in altro e siamo proprio noi a non volerlo accettare.
Non siamo in grado di accogliere il suo mutamento e non siamo in grado di adattarci ad esso.

Tutto muta e cambia nel tempo, anche i sentimenti.

Per questo c’è bisogno di onestà, sincerità e coraggio nell’accettare di non provare più le emozioni iniziali. Riconoscere come l’amore possa trasformarsi nel tempo in una speciale amicizia, in ricordi e in piccoli attimi che un domani non potranno tornare indietro.

Ci vuole comunicazione, confronto e adattamento, flessibilità e sensibilità nell adattare e trasformare la relazione iniziale in un qualcosa di diverso, nuovo e sconosciuto.

Oggi noi non siamo quelli di ieri e domani saremo quello che insieme al nostro compagno decideremo di cambiare.

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