🅝🅔 🅢🅘🅐🅜🅞 🅤🅢🅒🅘🅣🅘 🅟🅔🅖🅖🅘🅞🅡🅘

🅝🅔 🅢🅘🅐🅜🅞 🅤🅢🅒🅘🅣🅘 🅟🅔🅖🅖🅘🅞🅡🅘

Vi ricordate il periodo del lockdown o lo avete già rimosso dal cassetto dei ricordi?

A ripensarci oggi non mi sembra poi così male, non credete? Un inaspettato decreto che colpiva tutti indistintamente e ci dava quella sensazione di equità e di giustizia. 

Seduto comodo comodo sul mio divano riflettevo sulla grande possibilità che avevamo di stare con noi stessi e con i nostri cari. 

Una pausa dal mondo e dai suoi frenetici e costanti impegni che ci hanno resi prigionieri di una vita caotica e stressante. 

Una concreta opportunità per riposarsi, disintossicarsi e magari scoprire nuove passioni da sperimentare durante il tempo libero a nostra disposizione. 

Molti sui balconi avevano fissato quella bandiera rappresentativa di unità nazionale, altri inneggiavano canti di aggregazione e vicinanza e i mass media proponevano uno slogan positivo e motivazionale che diceva: “Ne usciremo cambiati, ma sicuramente migliori”.

Una di quelle lezioni che ascolti a cuore aperto con la piena consapevolezza che dopo di essa non sarai più lo stesso di prima.

Oggi mi rendo conto di come la gente ha la memoria corta e vive di buoni propositi, ma di di cattive abitudini e azioni.

Ne siamo usciti peggiori, senza dubbi.

La gente ha finalmente scoperto quello che già sapeva ma che non voleva ammettere: non siamo liberi di fare tutto quello che vogliamo e, se qualcuno ci limita nelle nostre azioni quotidiane, diventiamo aggressivi e inamovibili nelle nostre ottuse e ceche convinzioni.

Molti ancora oggi non comprendono che la libertà individuale è limitata dal semplice fatto di appartenere ad una società civile, dalla convivenza pacifica o meno con altri cittadini, dalla presenza di uno Stato che attraverso i suoi organi stabilisce le regole del gioco a cui tutti siamo sottoposti da sempre, in modo gerarchico e non attraverso un confronto su uno stesso piano giuridico.

Vogliamo mettere in discussione questa premessa? 

Allora dobbiamo ripudiare lo Stato e l’appartenenza ad un sistema sociale, tornare ad uno stadio primitivo dove l’unica legge che esiste è quella di imporre con la forza le proprie idee agli altri.

Vogliamo veramente tutto questo? 

Quello che mi fa sorridere è il fatto che ogni giorno siamo sottoposti a regole che limitano la nostra libertà individuale ma nessuno si è mai ribellato ad esse. 

Volete la verità, nuda e cruda? 

A nessuno interessa rispettare le regole del gioco poiché ogni giorno le trasgrediamo con la convinzione di non essere beccati oppure per il semplice fatto che le probabilità di riuscita sono dalla nostra parte.

Se prendiamo come esempio il codice della strada, quante persone viaggiano senza mettersi la cintura? 

Quanti usano il cellulare tenendolo comodamente in mano? 

Quanti in pieno centro abitato superano i 50 km/h? 

Quanti non rispettano la distanza di sicurezza? 

Quanti non sanno fare le rotonde tagliando le curve per prendere l’uscita desiderata? 

Quanti non utilizzano le frecce quando decidono all’improvviso di girare?

Lo sapete perché nessuno si scandalizza di quanto dico e nessuno scende in piazza per il rispetto del Codice della strada?

Perché nessuna trasgressione in merito a questo tema ha toccato o leso un nostro privilegio o interesse legittimo. 

Si parla di questo tema solo ed esclusivamente quando arriva una tragedia che colpisce direttamente noi o una persona a cui vogliamo bene.

Ognuno di noi fa le cose a proprio modo interpretando e utilizzando le regole per un fine individuale ed egoistico ( se sono in ritardo per colpa mia allora corro veloce in macchina per recuperare il tempo perso fregandomene dei limiti perché in quel contesto sono di ostacolo al mio obiettivo, quello di arrivare in orario all’appuntamento ). 

Ognuno di noi rispetta le regole sulla base del nostro sentire e non sulla base di quello che ci viene detto o imposto dall’esterno in modo coercitivo. Siamo invogliati e spinti a trasgredire tutto ciò che non riteniamo funzionale al nostro personale tornaconto. Se poi veniamo beccati e multati siamo pronti a scagliarci contro il controllore dicendogli che se ha beccato noi allora dovrebbe beccare tutti perché in fondo noi non siamo diversi dagli altri. 

Nessuno accetta volentieri una sentenza, si assume la colpa di un errore ed è facile e comodo prendersela con la sfortuna o scaricare frustrazione e rabbia con l’autorità che ci ha imposto un determinato comportamento.

Oltre al tema dell’egoismo individuale, fortemente in contrasto con il benessere e l’interesse collettivo, un ulteriore aspetto emerso durante il lockdown è quello dell’efficienza e dell’efficacia della politica nella gestione del nostro Paese.

Questa pandemia ha mostrato chiaramente tutti i limiti del nostro sistema pubblico. Ha messo in evidenza l’incapacità di saper pianificare e programmare un’azione capace di rassicurare e di dare tutte quelle risposte che il popolo chiedeva con grande forza e tempestività.

Ci siamo accorti di come molti politici non sono preparati e non sono competenti nel loro ambito lavorativo. Di come le grandi coalizioni blocchino il motore legislativo e di quanto la burocrazia rallenti il processo attuativo di quello che con grande sofferenza e scontro viene deciso a livello governativo o parlamentare.

Tutti hanno iniziato a pretendere che il carrozzone pubblico corresse, a chiedere trasparenza e completa informazione, a pretendere risposte certe e rapide e a ricevere l’ottimo, quando in passato nessuno pretendeva nemmeno la sufficienza.

Tutti abbiamo puntato il dito e discusso su tutto ciò che non andava e sull’esigenza imminente di un rapido cambiamento.

La gestione della cosa pubblica è un processo lungo, burocratico e costruito dalla politica negli anni per permettere al sistema stesso di generare interessi di piccoli gruppi o vantaggi individuali. 

Il processo decisionale, complesso e lungo, è stato costruito appositamente per questo e ridisegnarlo necessita di anni, generazioni e cambiamenti etici e morali profondi, condivisi e resilienti.

Roma non è stata costruita in una notte, l’Italia non sarà cambiata in una stagione.

Ora che molte persone hanno aperto gli occhi, pretendono che tutto cambi rapidamente e nella modalità che sognano o che ritengono essere coerenti con i loro nuovi principi e le loro innovative aspettative.

Ecco che il virus e la pandemia mondiale, vaccino e correlate cure alternative, green pass e riaperture controllate, diventano strumenti di protesta, temi sui quali poter scaricare tutto il proprio dissenso verso un Paese che non piace più.

Oggi tutto quello che diciamo, tutto quello che pensiamo o che scriviamo, ogni singolo gesto è messo sotto una lente di ingrandimento. Questo fiume di dati e di informazioni divergenti e contrastanti ci confondono, distorcono la verità e ci permettono di dare sentenze definitive e incontrovertibili.

La nostra società è diventata una somma infinita di esperti. 

I social media permettono a tutti di poter diffondere la propria smisurata convinzione senza limiti o freni di alcun genere. 

L’identità digitale, quando è dissonante da quella reale, consente ad ognuno di noi di commentare post o live utilizzando lo stile comunicativo che in quel momento sentiamo, ci consente di sputare veleno e rabbia infangando tutto e tutti in nome della libertà che il web ci ha regalato in questa nuova era digitale.

Dietro una tastiera ci spogliamo di qualsiasi ritegno e utilizziamo la rete come una nostra personale palestra antistress. 

Ci mettiamo una maschera e andiamo alla ricerca della polemica, scegliamo chi attaccare non per un confronto costruttivo, ma denigratorio e distruttivo. Lasciamo la nostra firma e poi scappiamo via alla ricerca di un nuovo luogo virtuale dove essere protagonisti anonimi.

Quando usciamo dallo schermo del PC abbandoniamo la maschera perché la realtà non ci permette di essere sempre diretti, violenti e volgari, ci impone regole di comportamento e di condivisione che magari non accettiamo ma che non possiamo cambiare o non rispettare. Quindi di giorno tranquilli e passivi servi del potere e poi di notte impavidi paladini della nostra giustizia, sempre pronti alla ricerca di una rivincita virtuale.

Chissà quanti di voi in questo momento si trovano spaccati all’interno di due mondi paralleli e divisi. Quanti di voi hanno deciso di non rispettare più le regole del gioco per il semplice fatto di essersi finalmente svegliati da un lungo e sereno sonnellino e pretendono un cambiamento radicale immediato.

Occorre uscire dal proprio smisurato ego, vedere al di fuori del proprio personale orticello, avere una visione lunga e globale anche se una scelta può limitare il nostro personale interesse per un fine maggiormente collettivo.

Ogni scelta accontenta qualcuno e scontenta altri. Non esiste e mai esisterà una scelta capace di soddisfare contemporaneamente gli interessi di tutti. Non possiamo soddisfare i bisogni di tutti perché questa è una delle numerose utopie che ognuno di noi inizia a vedere e che non vuole ammettere a se stesso. 

Vi sarà sempre ingiustizia sociale ed economica, vi saranno sempre i forti e i deboli, i ricchi e i poveri, i bravi e gli scarsi, i buoni e i cattivi, i belli e i brutti.

Il mondo sarà sempre diviso e spaccato e non possiamo fare altro che pretendere di essere rappresentati e governati da persone moderate, equilibrate che possano scegliere e raggiungere quello che in economia è chiamato sub ottimo ovvero il meglio peggio.

Dobbiamo imparare ad ascoltare, accettare le scelte altrui ed impegnarci nel nostro piccolo perché come è vero che non possiamo influenzare il mondo, possiamo modificare il nostro io e di conseguenza tutto ciò che ci circonda nei limiti delle nostre possibilità. 

Condividi

Iscriviti alla NewsLetter

Rimani aggiornato

Vedi Gli altri

I colori del cuore

Sii felice

Ora che sei lontana da me e dalla mia vita te lo posso urlare: “ Se non posso averti, se non posso amarti, se non

I colori del cuore

L’appeso

Sapete cosa ci rende non vivi?  L’attesa che qualcosa o qualcuno possa cambiare. L’idea che quella persona possa fare un passo indietro, ricredersi e comprendere

Hai qualche tema da propormi o da approfondire?

Contattami