Oggi riflettevo sulla difficoltà che ognuno di noi ha nel lasciar andare.
Sul fatto di come siamo abituati a trattenere, conservare e custodire quello che arriva nella nostra vita con un senso di proprietà esclusiva e immutabile nel tempo.
Questo tema affronta la reale paura di perdere una persona importante oppure quando davanti ad un dibattito siamo sempre pronti a ribattere, contestare o voler imporre una propria idea.
Quanto difficile è salutare un compagno di viaggio oppure mordersi la lingua, ascoltare e prendere ciò che ci può essere utile ed escludere il superfluo.
La felicità di accogliere una novità non è sempre pari al dolore di quando la dobbiamo abbandonare.
Spesso viviamo quella novità in modo superficiale o la diamo per scontata per il semplice fatto che ci sia. Spesso ci ricordiamo della gioia iniziale solo alla fine, quando tutto è già deciso e quando non vi è più alcuna possibilità di trattenerla o di rinviarne l’uscita.
E se quella primitiva felicità iniziale si potesse trasportare al termine del percorso?
Sarebbe bello cambiare prospettiva e modificare la percezione di dolore o di rammarico in semplice gratitudine.
Dobbiamo essere grati e riconoscenti a chi ha deciso di condividere un tratto di strada con noi e augurare a quella persona un felice e sereno prosieguo.
Credo che lasciare sia un gesto di grande coraggio e sia esso stesso parte integrante dell’amore che esprimiamo.
Amare a volte rischia di essere univoco ed egoistico proprio quando non riusciamo a riconoscerlo a specchio sull’altro.
Amare è spesso sinonimo di dare, offrire una parte di te e della tua vita, ma se chi riceve tutto questo non fosse pronto, se non ce lo avesse chiesto, come dovremmo comportarci?
Il non corrisposto ci fa dire di aver sprecato tempo, energie e ci scarica, ci rende tristi, colpevoli e delusi dagli eventi.
Amare è mostrare al mondo quello che siamo e che sentiamo ed è sempre e comunque positivo. L’aspettativa errata di essere ricambiati o di avere un ritorno pari o superiore ci rende frustrati e rancorosi verso il prossimo.
L’amore è un flusso circolare di parole, gesti, emozioni e vibrazioni.
Il cerchio a volte si interrompe ed è proprio in quel momento che lasciar andare chiude il cerchio e ci permette di ritornare in connessione con noi stessi.
Da quel cerchio ritroviamo la nostra persona, diversa, cresciuta, migliorata e pronta a costruire un nuovo e fortificato flusso.
Ad ogni cerchio una relazione, una esperienza, un pezzo di vita che inevitabilmente ci viene restituito e tocca noi pulirlo e farlo splendere.
Da ogni relazione conclusa ritroviamo un nuovo noi, una consapevolezza maggiore, un nuovo livello energetico e una forza da sperimentare in futuro.
Una rottura non va aggiustata, va compresa e utilizzata per un nuovo cammino che il percorso esistenziale ci riserverà in un giorno che il nostro personale calendario ha già fissato per noi, spesso senza renderci direttamente partecipi dell’evento.
Imparare a lasciar andare è il modo in cui il nuovo appuntamento possa prendere vita e regalarci l’ennesima opportunità di crescita e miglioramento.
Trattenere e conservare toglie spazio e per questo ripulire crea ciò che ci permette di ricevere, accogliere e provare.
Non abbiate paura del vuoto post abbandono perché prima o poi verrà riempito, preoccupatevi di pulire e sanificare lo spazio lasciato in modo che possa essere accogliente e pronto.
Buona pulizia a tutti voi .

