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Diario di bordo dal pianeta Esami di Stato 2021

Oggi vi voglio raccontare il mio viaggio all’interno di una Commissione per la valutazione degli studenti durante il colloquio orale di questa sessione di Esami.

Il primo giorno è sempre il più complesso perché, pur essendo tutti i docenti interni, la pandemia non mi ha permesso di trascorrere molto tempo con i miei colleghi e per questo li osservavo e cercavo di carpire i tratti delle diverse personalità racchiuse in una stessa stanza.

Durante i colloqui vi sono due tipologie di docenti: i primi sono quelli che cercano di essere protagonisti del colloquio e di dimostrare il loro sapere mentre i secondi ascoltano attentamente e intervengono solo per alcuni timidi commenti ed evitano di fare domande, sapendo di poter mettere in difficoltà lo studente. Non vi dico io in quale tipologia mi colloco perché è irrilevante al fine della storia ( vi lascio spazio alla vostra più ferrea immaginazione ).


In sede di attribuzione dei punteggi si apre un dibattito versione pugilato dove vi sono più arbitri che attribuiscono punteggi diversi e a volte contrastanti nonostante abbiano visto lo stesso identico incontro.

In questa delicata fase vi sono due approcci diametralmente opposti: vi è chi si appoggia al proprio sentire, docenti legati al credito scolastico e condizionati da come lo studente ha sviluppato la sua personale disciplina. Vi sono altri che partono dalla griglia ministeriale, non si fanno influenzare dal rendimento della propria materia e dal credito scolastico di partenza.


La presenza di questi due opposti schieramenti genera inevitabilmente frizioni e proprio in quei momenti risulta fondamentale la presenza di un bravo Presidente esterno. Questa figura fa da moderatore e cerca di indirizzare la Commissione verso un dialogo neutro che possa mettere sul piatto della discussione diversi elementi e soprattutto una diversa angolatura del caso affrontato. La leadership del Presidente e la sua spiccata empatia e intelligenza è la chiave per modificare i singoli atteggiamenti e indirizzare il lavoro su di un sentiero preciso e univoco che rende, nei giorni successivi al primo, maggiormente semplice valutare i colloqui e definire il punteggio finale all’interno di un range ristretto a pochi punti di scarto.

Una questione interessante che emerge dal colloquio è la difficoltà da parte di molti docenti nel distaccarsi dal concetto di interrogazione e di conoscenze. Non è facile comprendere a pieno il termine colloquio e lasciare al candidato la possibilità di interrompersi, prendersi una pausa e ragionare sulla mossa successiva. All’interno del colloquio questo emerge vigoroso durante lo step legato allo spunto interdisciplinare che dovrebbe dare l’opportunità allo studente di collegare diverse discipline e dimostrare il suo senso critico e cercare di trovare degli spunti che ci spingano verso l’attualità.

Le difficoltà osservate in quasi tutti gli studenti risiede in diverse motivazioni che non sono legate direttamente a loro: le diverse programmazioni non sono costruire in un’ottica di una vera e propria interdisciplinarietà. Non vi è l’abitudine da parte dei docenti di scegliere, fin dall’inizio dell’anno scolastico, tematiche e percorsi comuni con l’obiettivo di progettare il colloquio finale ed infine il voler privilegiare, durante l’anno scolastico, interrogazioni basate sulle mere conoscenze rispetto a prove che affrontino le competenze e permettano allo studente di ragionare e di personalizzare il proprio lavoro. Purtroppo gli studenti non sono allenati a questa tipologia di prova e, a volte, la scelta di questi spunti non è assegnata nell’ottica dei collegamenti ma come sintesi di una singola materia.

Un ulteriore aspetto interessante da rilevare è l’impossibilità oggettiva di bocciare uno studente dopo il colloquio orale. I crediti scolastici hanno un peso rilevante ( parte della classe arriva con un credito compreso tra 50 e 60 ) e tanti studenti arrivano alla prova finale con un punteggio che permette un colloquio insufficiente o in alcuni casi imbarazzante.

Oramai possiamo affermare con serenità che il colloquio finale diventa un momento conclusivo nel quale lo studente saluta i propri docenti e si avvia verso il prosieguo degli studi oppure l’accesso nel mondo del lavoro.

Con questo dovremmo eliminare il colloquio?

Assolutamente no perché quasi tutti i ragazzi affrontano il colloquio in modo serio, alcuni di loro si presentano tesi come una corda di violino e desiderosi di dimostrare la loro bravura.

L’Esame di Stato resta una tappa di crescita importante per i nostri ragazzi e averlo semplificato mi sembra una scelta corretta e da intraprendere anche in futuro. Se posso fornire un suggerimento al MIUR, io tornerei ad una Commissione mista in modo che il colloquio possa essere maggiormente oggettivo ed eviti che i docenti interni siano inconsciamente tentati ad immaginare preventivamente il punteggio del colloquio e che esso sia direttamente proporzionale al credito scolastico.


Un ultima riflessione è doverosa sul concetto di gruppo e sull’importanza di passare più tempo assieme.

Il colloquio orale è fortemente influenzato dalla coesione dei singoli docenti e sulle loro capacità di fare squadra.

Spero che in futuro la scuola apra maggiormente spazi di condivisione e di conoscenza perché dietro il nostro ruolo vi sono persone che portano all’interno di una stessa aula caratteri, visioni e pensieri unici e a volte divergenti. Conoscersi a pieno permette poi un dialogo sereno ed invita ognuno di noi a mettere da parte il nostro ego e smussare i lati più complicati dei nostri rispettivi caratteri.

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