A Sanremo del 1984 un giovane cantante romano di nome Eros Ramazzotti portava, sul palco più importante d’Italia, un brano intitolato Terra promessa:
Siamo ragazzi di oggi
Anime nella città
Dentro i cinema vuoti
Seduti in qualche bar
E camminiamo da soli
Nella notte più scura
Anche se il domani
Ci fa un po’ paura
Ho scelto queste strofe perché negli anni ‘80 si parlava di una generazione che, pur essendo il cuore pulsante delle città, si trovava a dover affrontare i problemi di un’età fragile, complicata e di passaggio perché non è semplice per nessun adolescente divenire adulto.
Spesso le persone mi chiedono, come docente, quali sono le principali differenze che riscontro in aula tra le nuove generazioni e quelle passate, compresa la mia.
Non posso affermare con certezza che le nuove generazioni siano più complicate ma, di una cosa sono certo: sono cambiate radicalmente le condizioni economiche e sociali nelle quali gli adolescenti oggi crescono e dove formano la loro personalità.
Quando ero io adolescente l’Italia era nel pieno della sua stabilità economica. Tutti o quasi ( la disoccupazione non era pubblicizzata e rimarcata sulla televisione nazionale come oggi ) avevano un lavoro stabile con una retribuzione media ( la lira in questo aiutava molto )che permetteva alle famiglie un certo tenore di vita. Le esperienze erano circoscritte nel proprio paesino d’origine e, attraverso la bicicletta prima e il motorino dopo, si andava alla scoperta dei paesi limitrofi.
Si viveva di poche e semplici cose: partitella al campetto di calcio con gli amici, il gelato nel primo pomeriggio, la pizza e la bibita nei week con i propri genitori nell’unico locale del paese e le serate trascorse all’aria aperta presso una piazza illuminata o un giardino pubblico dove, nelle zone più nascoste e buie, ci si poteva appartare per i primi baci o le prime aspirate di sigarette.
La scuola e lo sport erano le nostre priorità perché le possibilità di svago erano poche e limitate. La televisione era il nostro unico strumento tecnologico e i videogiochi passavano attraverso le prime e lente console dotate di una grafica modesta e iniziavano ad affacciarsi sul mercato i videogiochi mobili dove l’avventura proposta era ripetitiva e fatta di pochi e rudimentali gesti dei suoi protagonisti. Frequentare la scuola o appartenere ad una squadra erano le modalità per uscire dalla propria routine, una possibilità di assaporare il centro della città e conoscere nuova gente.
L’inizio della socialità ( esclusi gli amici d’infanzia che vivevano sulla tua stessa strada o sulle strade adiacenti ) partiva dagli autobus pieni e dalla stazione delle corriere o dei treni, luoghi dove la maggior parte degli studenti di Treviso si trovavano prima e dopo il termine delle lezioni. Gli allenamenti e le partite ti permettevano di appartenere ad una seconda famiglia, un luogo chiuso dove poter confidare ad un compagno di squadra i tuoi più intimi segreti o potersi confrontare e discutere in varie tematiche. I primi amori o le prime avventure arrivavano poi la domenica pomeriggio quando all’interno delle discoteche si lasciava fuori la luce del sole per cercare il buio di un’intimità da scoprire e assaporare a piccoli e lenti morsi.
Le nuove generazioni crescono e vivono in un contesto molto diverso dal mio e con grandi e diversificate opportunità. Ripartiscono il loro tempo in due mondi paralleli che generano due distinte identità: la prima è rappresentata da quella reale, basata su esperienze di una quotidianità che oggi purtroppo è stata limitata dalla pandemia e da un impegno scolastico che per molti cattura la maggior parte del tempo libero. La seconda è quella costruita e scelta appositamente per la rete, luogo dove le persone condividono quelle reali all’interno dei più disparati social media e con strumenti vari di messaggistica. Questa seconda vita porta enormi aspettative per chi sente e nutre un forte desiderio di protagonismo o quantomeno per chi vorrebbe provare a ricucire o colmare il gap con la prima.
Un’importante differenza generazione la vedo nella modalità relazionale. In passato vi erano poche possibilità di incontrarsi o di comunicare a distanza ( il telefono a gettoni fuori dai bar o il telefono di casa dove i familiari potevano ascoltare e controllare il contenuto della telefonata ) e per questo ogni incontro, occasionale o meno, era una possibilità da non farsi sfuggire ( forse si credeva molto di più nel destino ). Oggi vi è la possibilità di comunicare online e di trovare velocemente, direi quasi istantaneamente, le persone che ci interessano. Esistono diversi strumenti attraverso i quali costruire una relazione ma, con la stessa velocità, vi è anche la possibilità di congelarla, interromperla o addirittura di sfuggire senza dover dare alcuna spiegazione. Vi sono tempi e luoghi virtuali dove poter costruire relazioni che, apparentemente sembrano superficiali e futili, ma potrebbero invece divenire importanti perché attraverso la parola si può scavare nella profondità della persona e conoscere quella parte intima che non sempre di persona si riesce a cogliere ( la distanza fisica toglie alcuni freni o muri, lasciando al nostro interlocutore maggiore possibilità di apertura ).
L’assenza o lo scarso impegno in attività sportive porta i ragazzi di oggi a concentrarsi molto sulla scuola e di conseguenza si generano grandi aspettative, non solo nei ragazzi stessi ma direi anche nei genitori. Con questo non voglio dire che i miei genitori non fossero interessati alla scuola ma, vi era un certo distacco tra gli impegni familiari e quelli scolastici. I genitori della mia generazione ci davano maggiori responsabilità o libertà di agire e anche di sbagliare ( i risultati scolastici si conoscevano solo durante i colloqui con i genitori, uno per quadrimestre, e non vi era un registro elettronico per un controllo quasi istantaneo ). I genitori possono diventare un motivo di stress e di tensione per le nuove generazioni che si vedono giudicati costantemente sulla base dei risultati ottenuti. La competizione e il desiderio di vittoria non permette alle nuove generazioni di sbagliare e meno che meno fallire. Il fallimento potrebbe permettere al ragazzo di comprendere a pieno cosa non ha funzionato, rendersi conto se la strada intrapresa è quella giusta e interrogarsi su cosa vorrà fare poi da grande.
Come potrei definire o descrivere questa new generation? Ansiosa perché si trova davanti un futuro incerto con grandi sfide da affrontare. Sensibile e attenta alle tematiche sociali ( continua a crescere un certo distacco dalla politica ) e ad un nuovo concetto di fluidità ( desiderio di non essere più catalogati o inseriti in rigide definizioni ). Veloci e instabili perché la società richiede adattamenti istantanei e cambiamenti tecnologici giornalieri e a volte radicali. Infine fragili perché la mancanza di certezze e punti fermi li fa camminare su un filo sottile dove sotto l’abisso è molto profondo e scuro.
Quale grande sfida questa nuova generazione e quelle successive dovranno affrontare?
Trovare un equilibrio tra le loro due identità o anime che dovranno convivere anche in futuro. Ogni persona è tenuta a decidere se proiettare la propria vera identità anche in rete oppure decidere di costruirne una nuova come possibilità di rinascita oppure come strumento vendicativo. Trovare un posto nel mondo oggi non è facile ( non lo era neanche per me e per la mia generazione ) e questo lo rende estremamente difficile dalla situazione economica e ambientale che la Terra vive da molti anni. La tecnologia potrà aiutarli grazie alla nascita di nuovi lavori e di nuove competenze richieste ma tutto questo darà vita ad un forte senso competitivo e alla necessità di nuove sfide e sacrifici da sostenere e sopportare.
Tutto questo sarà compatibile con la loro sensibilità e fragilità?
Tempo al tempo …

