In questi giorni tutti parlano di questo nuovo progetto calcistico che prevede un campionato alternativo a quello presente con il solo obiettivo di una ripartizione diversa dei profitti generati.
Il mondo del calcio, in particolare quello dei tifosi, non accetta il cambiamento, ma non si è mai accorto di quanto il calcio sia già cambiato da diversi anni.
Il processo di cambiamento è iniziato dalla cessione dei vecchi proprietari a cordate estere dove, l’assenza di una figura di riferimento, ha dato spazio ad investitori con il solo scopo di generare adeguati dividendi per i loro finanziatori.
Un ulteriore aspetto di cambiamento è la mancanza di un vero e proprio controllo gestionale. Ogni squadra ha deliberatamente generato perdite con il solo obiettivo di essere competitivi in modo da non deludere le aspettative dei propri tifosi.
Oggi, gli stessi tifosi che vogliono vedere la propria squadra primeggiare rispetto alle altre, non accettano che le perdite debbano essere risanate da futuri bilanci in attivo. La questione è semplice: “Come si risana un bilancio aziendale?” Le strade sono semplicemente due: riducendo i costi oppure cercando di aumentare i ricavi.
La Superlega è improntata verso la seconda strada ovvero sull’aumento del fatturato che può avvenire solo creando un prodotto commerciale appetibile alle televisioni e allargando il pubblico al di fuori della zona europea.
Creare un prodotto internazionale significa non riconoscere più il modello esclusivo di stampo europeo nel quale il tifoso aveva un peso nel sistema, ma trasformare il semplice fans in un cliente che dobbiamo raggiungere, soddisfare ed infine fidelizzare.
In una concezione “romantica” del gioco calcio questo sport è stato da sempre considerato un bene pubblico, un patrimonio storico-culturale da preservare e difendere da ogni forma di cambiamento. Purtroppo oggi il tifoso si trova ad affrontare la dura realtà: il calcio è un bene privato che è di proprietà di investitori arabi, americani e cinesi.
Svegliarsi da questo sogno e ritrovarsi immersi in un incubo non è facile da accettare, ma sono proprio gli stessi tifosi ad aver accettato nuove proprietà straniere, ad aver riconosciuto corretto ed equo strapagare i giocatori e i loro cartellini e per concludere la logica che il disavanzo di bilancio sia uno strumento efficace per ottenere un vantaggio competitivo verso i propri acerrimi nemici, in nome di una supremazia sportiva da ottenere ad ogni costo.
Oggi scopriamo che il business viene prima della storia, della cultura, dell’amore, di tutti i valori che lo sport racchiude e insegna.
Benvenuti nella globalizzazione sportiva del Terzo Millennio.

