Mentre faccio lezione cammino, non riesco a stare seduto alla cattedra che vedo troppo grande e lontana rispetto ai tanti piccoli banchi sparsi nella stanza.
Mi aggiro tra le corsie lasciate libere dai banchi geometricamente allineati, alla ricerca di sguardi e osservo: qualcuno ha il quaderno aperto e prende appunti, altri hanno il libro aperto su una pagina a caso, tanto per essere sul pezzo. C’è chi sta disegnando qualcosa che lo appassiona e chi, invece, segue con gli occhi incuriositi i miei movimenti, nella speranza di non essere ripreso o, peggio, interrogato.
Durante ogni mia lezione cerco di far partecipare la classe: faccio continue domande e resto in ascolto, qualcuno vorrà prendere parte alla discussione, credo.
Li guardo chiedendomi se avranno capito tutto quello che ho spiegato, se una mia parola o frase possa suscitare in loro qualche minimo dubbio o fraintendimento. Mi ritengo chiaro quando parlo, ma non di certo perfetto; vorrei tanto essere messo alla prova: cerco solamente una mano alzata.
Passano minuti, a volte ore intere prima di essere interrotto e poi, dal nulla, si alza una mano maschile, tesa come una bandiera in una giornata ventosa, un sorriso traspare dal mio viso, penso a quale illuminante domanda avrà elaborato quella giovane e inesperta mente, mi preparo ad una esaustiva e brillante risposta, per poi scoprire che la sua richiesta non era altro che un’esigenza corporea, ovvero andare in bagno.
La maggior parte delle mani alzate dei miei studenti è per farsi una lieta passeggiata lungo i corridoi della scuola, mandare un messaggio ad un amico oppure infiltrarsi alle macchinette per uno spuntino fuori ricreazione. I ragazzi non sono curiosi? Non hanno il desiderio di approfondire? Credo che molti di loro si tengano dentro i dubbi semplicemente per non essere giudicati dalla classe o per qualche forma di timidezza.
Sono spavaldi quando sono in gruppo, quando durante la ricreazione parlano delle loro passioni, quando devono raccontare un aneddoto buffo o prendere in giro qualcuno, ma, nel silenzio della classe, si sentono osservati, giudicati, soli e quindi è meglio non fare brutte figure o risultati stupidi agli occhi attenti dei compagni.
Non sapete quanto ci si possa sentire soli in mezzo ai banchi di scuola.

