L’educazione non è pura e semplice facciata, ma un lavoro quotidiano che ti porti ad avere maggiore consapevolezza della sua importanza nella vita.
Non è un caso che un docente è, in primis, un educatore, poi un leader comunicativo e relazionale.
Mi capita spesso di dover riprendere i miei studenti quando, entrando in aula, si alzano e tutti in coro mi salutano.
Non ho mai sopportato la falsità e l’obbligatorietà di gesti imposti e poco sentiti, preferisco che si comportino bene durante la lezione piuttosto che facciano i carini e simpatici solo all’inizio.
Il mio lavoro parte dallo stabilire poche ma condivise regole, una specie di contratto orale con il gruppo. Mi alzo, vado verso la lavagna e inizio a scrivere il seguente elenco:
- Quando parlo io voi mi ascoltate e quando parlate voi io e il resto della classe vi ascoltiamo;
- Ognuno è libero di decidere se ascoltare o meno la lezione senza ledere il diritto altrui di farlo;
- Il materiale scolastico è personale quindi, se lo devo cederlo agli altri, almeno fatevi rimborsare;
- Il MIUR mi paga anche per rispiegare, anche più volte se serve, mentre il tuo compagno no;
- Il cellulare deve restare dentro la cartella, in modalità aereo o spento, e se suona dobbiamo tutti sapere chi è e che cosa ti ha scritto;
- Alzare la mano è l’unica modalità giusta per prendere la parola ed è vietato farlo durante le interrogazioni altrui: crea pressione a chi è tenuto a rispondere.
Creare cittadini è il vero obiettivo della scuola.

