I cittadini attivi di domani

I cittadini attivi di domani

L’educazione non è pura e semplice facciata, ma un lavoro quotidiano che ti porti ad avere maggiore consapevolezza della sua importanza nella vita.

Non è un caso che un docente è, in primis, un educatore, poi un leader comunicativo e relazionale.

Mi capita spesso di dover riprendere i miei studenti quando, entrando in aula, si alzano e tutti in coro mi salutano.

Non ho mai sopportato la falsità e l’obbligatorietà di gesti imposti e poco sentiti, preferisco che si comportino bene durante la lezione piuttosto che facciano i carini e simpatici solo all’inizio.

Il mio lavoro parte dallo stabilire poche ma condivise regole, una specie di contratto orale con il gruppo. Mi alzo, vado verso la lavagna e inizio a scrivere il seguente elenco:

  1. Quando parlo io voi mi ascoltate e quando parlate voi io e il resto della classe vi ascoltiamo;
  2. Ognuno è libero di decidere se ascoltare o meno la lezione senza ledere il diritto altrui di farlo;
  3. Il materiale scolastico è personale quindi, se lo devo cederlo agli altri, almeno fatevi rimborsare;
  4. Il MIUR mi paga anche per rispiegare, anche più volte se serve, mentre il tuo compagno no;
  5. Il cellulare deve restare dentro la cartella, in modalità aereo o spento, e se suona dobbiamo tutti sapere chi è e che cosa ti ha scritto;
  6. Alzare la mano è l’unica modalità giusta per prendere la parola ed è vietato farlo durante le interrogazioni altrui: crea pressione a chi è tenuto a rispondere.

Creare cittadini è il vero obiettivo della scuola.

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