Non è una professione per vecchi.
Vi siete mai chiesti a cosa pensa un vostro studente quando restate per l’intera ora seduti in cattedra a blaterale infinite parole oppure vi alzate, camminate tra i banchi e iniziate ad entrare dentro le loro menti?
La distanza o vicinanza fisica genera un’energia tra le persone, il sentirsi gli occhi addosso ti porta ad una maggiore partecipazione e coinvolgimento di quanto si dica o si faccia.
Lo studente è come un cane da tartufo.
Annusa il docente e, nel giro di pochi minuti, lo analizza, trova i suoi punti forti e deboli, i lati del suo carattere dove fare breccia e dove poter avere un piccolo vantaggio.
Avere la classe dalla propria parte è un lavoro quotidiano, ci vuole pazienza e costanza, ad ogni errore qualcuno si allontana e riportarlo sulla retta via è impresa ardua, quasi come distruggere l’anello del potere nella saga del Signore degli anelli.
Come in una squadra gli atleti e l’allenatore devono stare dalla stessa parte, condividere gli stessi ideali e lo stesso credo.
Non è di certo scontato, l’individualismo è sempre presente e tende a minare il concetto di gruppo, inteso come condivisione e rispetto di regole, disciplina, un metodo di lavoro e degli obiettivi educativi e didattici.
Ho deciso di scrivere una serie di post che parlino della vita di classe, della coesione e partecipazione ad una comunità dove nessuno deve sentirsi escluso o emarginato.
In ogni post cercherò di parlare di uno specifico tema, di una problematica da risolvere, di un dubbio da sciogliere oppure semplicemente dei piccoli consigli per migliorare una professione complessa e in continua evoluzione.

