Il primo giorno di scuola

Il primo giorno di scuola

Giro tra i banchi osservando le facce incredule della mia nuova classe.

Le mie domande su di loro non saranno mai pari a quelle che loro si stanno facendo su di me.

Una sommatoria di perfetti sconosciuti, costretti a condividere del tempo all’interno della stessa aula.


Inizio a chiedermi tra me e me il motivo per cui sono seduti su quella sedia, quali motivazioni li hanno spinti ad iscriversi in questa scuola: conoscono la strada che questo indirizzo di studi comporta?

Mi fermo solo un istante, per poi camminare veloce verso la cattedra, prendo un gesso o, una parte di quello che rimane, e scrivo sulla lavagna una sola e semplice parola: “Perché?”.

Tutti mi guardano increduli, ma nessuno di loro ha il coraggio di fare una domanda.

Sono consapevole che durante l’anno scolastico molte di quelle mani si alzeranno solo per chiedermi di andare in bagno.

Porre un quesito all’insegnante è, da sempre, simbolo di insicurezza, riconoscere la propria ignoranza, con la seria possibilità di essere derisi o, alla peggio, emarginati dal gruppo “giusto” della classe.

Chiedo ad ognuno di loro di prendere un foglio bianco e una penna e di scrivere il titolo del loro breve, ma fondamentale, saggio d’inizio corso: “ Perché sono quì ”.

Molti mi guardano chiedendosi se hanno sbagliato a vedere il loro planning settimanale: ma non avevamo economia?

Qualcuno si guarda intorno per vedere chi ha iniziato a scrivere, altri guardano il soffitto e alcuni masticano voraci il cappuccio di plastica della loro biro.

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