Giugno

Cari studenti,

Anche quest’anno è arrivato al termine e non credo di essere mai stato così stanco e pensieroso del mio operato.

Con il passare del tempo mi rendo conto di quanto cresca la distanza tra me e le nuove generazioni e di quanto stia diventando complesso e impegnativo essere all’altezza delle loro aspettative.

Siete stati sfidanti, arroganti, spocchiosi, irriverenti, insicuri, fragili, annoiati e spesso illeggibili.

Sono consapevole di quanto la semplice conoscenza della mia disciplina non sia più sufficiente per rendere il nostro lavoro veramente efficace.

Non sono mai stato arrogante nel pensare che tutti coloro che hanno scelto l’indirizzo tecnico, un giorno si troveranno seduti dietro una scrivania ad eseguire compiti amministrativi e contabili.

Cosa cercate veramente da noi?

La risposta credo possa essere sintetizzata in un semplice e allo stesso tempo complesso concetto: casa.

Volete essere accolti, accettati e compresi.

In una società ormai sempre più fluida vi fate trascinare dalla corrente cercando di trovare un punto fermo dove potervi fermare, respirare, riprendere fiato in una corsa frenetica dove vi è richiesto tanto, dove essere se stessi, con i propri pregi e difetti, è sempre più difficile, le aspettative sono alte e il mondo digitale vi mostra una realtà esponenziale dove tutto sembra così facile, gratuito e immediato.

Occorre saper cogliere l’attimo, seguire il trend del momento e dove essere giovani sembra così breve che crescere e diventare adulti fa così paura.

Quel futuro incerto che alimenta pressione e indecisione, il fallimento che giace dietro l’angolo e se poi dovessi cadere a terra, chi verrà mai a prendermi e a sollevarmi?

Ecco che in questo macabro e pessimistico scenario un ragazzo cerca un adulto comprensivo, una persona in grado di guidarvi verso il futuro, un comunicatore che vada oltre la semplice lezione e che riesca a catturare occhi smarriti, che li faccia sorridere, che sia in grado di ridurre stress e tensione e che gli insegni che cosa significhi impegnarsi, sacrificarsi, avere pazienza, accettare gli errori e i fallimenti, perché la vita è lunga e vi saranno altre opportunità.

Capite quanto oggi è richiesto ad un docente?

Fare bene il nostro lavoro significa entrare dentro una cabina del telefono e, dopo aver riattaccato la cornetta, togliersi la camicia e la cravatta e trasformarsi in Superman.

Le richieste non sono mai state così alte, le competenze variegate, le sfide molte e soddisfazioni poche.

Per fare bene il tuo lavoro devi essere professionale, umile, pronto ad accettare le numerose sfide, tenere tutto sotto controllo, gestire le molteplici richieste della didattica, segreteria, dirigenza, classe, colleghi, genitori, società e politica.

Un docente non può permettersi di essere rigido, non può accontentarsi di quello che ha imparato fino a ieri, non può credere di essere arrivato e deve accettare il cambiamento. Non può più nascondersi perché ogni errore è accentuato e amplificato da una duplice realtà: virtuale e reale. Le informazioni girano con strumenti e tempi che non sono più controllabili e le conseguenze possono essere molto alte e impattanti per la nostra carriera e per la nostra credibilità.

Anni per farti un nome e un attimo per distruggerlo.

Bisogna cambiare pelle come la muta di un serpente.

Dobbiamo avere il coraggio di cambiare, uscire dalla nostra zona di comfort, accettare gli errori del processo e avere resilienza e determinazione quando la strada più dura e faticosa è l’unica da poter percorrere.

In fondo non abbiamo scelto questo lavoro per soldi, fama, gloria o riconoscimenti, lo facciamo per lasciare un segno nella vita dei ragazzi, per renderli un domani persone e cittadini migliori.

Speriamo che un giorno da grandi possano tornare a scuola a salutarci e a dirci che un piccolo merito del loro successo si cela dietro una nostra parola, uno sguardo, un piccolo gesto che li ha spinti a riflettere, scegliere, cambiare, crescere e affrontare tutte le sfide che la vita gli metterà davanti.

E’ arrivato il momento di depositare lo zaino in ufficio, saranno giorni di riposo e di riflessioni, idee che piano piano iniziano a muoversi nella mia testa, piccoli stimoli alla ricerca di progetti e cambiamenti da proporre a fine estate, quel momento in cui senti che l’inizio della scuola sta per arrivare, pensi a loro e un piccolo sorriso appare sul tuo volto.

Ad ogni arrivederci arriva poi quel buongiorno, come state? Come avete passato le vacanze? Sono felice di vedervi e ora si ricomincia, siete pronti?

Io cercherò di esserlo sempre, per voi . . .

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