Avete mai visto Jeeg il robot d’acciao?
Questo cartone animato giapponese degli anni ‘80 aveva come protagonista un ragazzo che si lanciava dalla sua moto, univa i pugni e si trasformava nella testa di Jeeg. Una ragazza poi gli lanciava i componenti magnetici che si univano rendendolo completo e invincibile.
Io mi sono sentito quel ragazzo che ha vissuto per molto tempo con la sola testa, privo degli altri pezzi che lo potessero rendere completo, unico e irripetibile.
In questi giorni ho dovuto fare un lavoro per il mio master e la traccia iniziale era stata presa dal brano l’Alchimista di Paulo Coelho.
L’estratto di questo brano parla della Leggenda Personale, la ricerca dei nostri più intimi e profondi sogni e desideri. Il testo narra di quanto i nostri obiettivi siano chiari e semplici da giovani e come la vita fa di tutto per renderli impossibili.
La prima domanda chiave dell’elaborato mi chiedeva quale fosse per me la mia Leggenda Personale.
La mia Leggenda Personale è la ricerca dei pezzi mancanti, quei componenti necessari a rendermi finalmente completo.
Il poeta parla di come la vita ti renda questo percorso difficile, pieno di ostacoli e di momenti in cui il tutto sembra impossibile da compiersi.
Il numero e la difficoltà degli ostacoli da superare rende il viaggio importante, determinante, vitale.
Solo io so quanto la scoperta di una parte di me sia il mio viaggio.
Non ho mai avuto particolari obiettivi o ambizioni esteriori quanto quello di scoprire interiormente quella parte di me che ho da sempre tenuto nascosto al mondo e a me stesso.
Non vi è mai stata persona che potesse aiutarmi a farlo, non è che non ho avuto nel mio percorso persone che ci hanno provato, ma ero io a non essere pronto a farlo.
Ognuno di noi ha i nostri tempi, un percorso difficile da iniziare, quasi impossibile da percorrere, con un traguardo sempre lontano, alto, poco chiaro e a volte incomprensibile.
Fin da piccolo ho innalzato un muro con una parte di me, inizialmente credevo che non fosse importante averla, conoscerla, renderla parte integrante della mia personalità.
Ho da sempre creduto che attraverso la mia spiccata intelligenza io potessi gestire e governare tutti gli aspetti della mia vita e con il passare del tempo mi sono reso conto di sbagliarmi.
Perché ho incontrato tante donne nella mia vita?
Perché attraverso le loro storie ho compreso come la mia parte razionale non potesse supportare quel tipo di relazione.
Ogni volta che si parlava di sentimenti mi bloccavo, iniziavo a sudare freddo, a balbettare, fino a decidere di scappare da situazioni complesse per le quali non avevo risposta.
Cosa fa la vita quando, davanti ad un ostacolo, scappi?
Ti ripropone lo stesso schema, le stesse scene, situazioni che diventano flashback di quel passato scomodo che hai sempre “skippato”.
La vita prova, davanti ad uno stesso bivio, a farti provare a scegliere l’altra strada e smetterla di prendere la via d’uscita più semplice, scontata, sicura e quindi sbagliata.
Inizi a raccontarti che gli altri non ti capiscono, rivivi le scene a tuo modo, dai sempre una persona interpretazione che ti renda tranquillo e sicuro di non aver sbagliato.
Scaricare la colpa sugli altri è il modo più semplice per lavarti le mani.
Poi quando tutto cambia?
Quando vedi il dolore e le ferite che infliggi agli altri, lo specchio di quel profondo dolore che ti infliggi come risposta alla tua vigliaccheria.
Quando sei stanco di essere il carnefice e ti metti dalla parte della vittima?
Quando inizi ad assumerti la piena responsabilità delle cose e ti chiedi che cosa potresti fare per essere un uomo diverso, completo e speri migliore della tua vecchia versione.
Che cosa mi manca? Quale parte di me non voglio ascoltare? Perché ho deciso di escluderla dalla mia vita? Cosa vorrebbe dirmi di nuovo?
In quel momento la tua Leggenda Personale prende forma, visione, diventa quel sogno o desiderio che avevi nascosto da così tanto tempo da perderne traccia.
Il mio cuore, quel luogo buio e desolato che chiedeva solo di essere ascoltato e non solo protetto.
Decidere di sentirlo battere, lottare, soffrire, gioire e piangere.
Come un padre che protegge il figlio dalle sfide e delusioni della vita, ho deciso di metterlo al riparo dalle tempeste, non volevo vederlo soffrire, gridare, scalciare, ferirsi e perdere.
La mia testa è stato quel fratello maggiore che si assume tutte le responsabilità, anche quando non era una questione di sua competenza.
Il cuore è stato quel fratellino impaurito che si nascondeva dietro le sue spalle, che non aveva il coraggio e la forza di dire la sua.
Quel bambino che ha paura degli adulti e che in silenzio osserva il trascorrere del tempo rinchiuso gelosamente nella sua stanza.
Ad un certo punto però quel bambino decide di crescere, di diventare protagonista della storia, di avere voce e posto nella mia vita.
Non si accontenta più di essere protetto e trova il coraggio di alzarsi e con una voce rotta e piangente inizia a dire tutto quello che ha da sempre trattenuto.
Diventa un fiume in piena che si sbraccia, corre, salta, urla e sputa tutte quelle mancate attenzioni.
La testa non riesce più a tenerlo a bada, non può frenare quel entusiasmo di chi sta crescendo e reclama il suo posto a tavola.
Ora la mia testa e il mio cuore dialogano ogni giorno, provo a trovare un nuovo e difficile equilibrio tra pensieri ed emozioni.
Il mio sentire mi guida nelle relazioni, quando incontro qualcuno sento le vibrazioni che quel corpo mi offre, mi avvicino a chi mi rassicura e mi emoziona e mi allontano da chi non risuona, da parole dissonanti, da ragionamenti distorti e da pericoli imminenti.
La capacità di selezionare il mondo, di comprendere quello che risuona e di tenere lontano la dissonanza, quel brontolio che parte dalla pancia, quella piccola vibrazione storta in quella parola che ti fa storcere il naso.
Non tutti possono far parte del tuo viaggio e non tutti ti possono accompagnare.
Accetta chi deve scendere e accoglie chi merita di salire.

