Caro Carlo,
ho ascoltato con molta attenzione ed emozione la tua storia.
Che cosa significa sentirsi ed essere giudicati da piccoli grassi da chi ci sta vicino e dice di amarci?
Tu non lo sai, ma anch’io da piccolo era grasso.
Ho sempre cercato di non darci troppo peso (bel gioco di parole), ma la schiettezza e la crudeltà dei nostri coetanei qualcosa ti lascia inevitabilmente dentro.
Sai, a livello inconscio, ancora oggi tendo a non mangiare dolci, ad evitare di ingerire certi cibi più di una volta la settimana, evito il fritto e non ho ricordi di un gelato assaggiato nell’ultima afosa e terribile estate.
Le persone non possono sapere cosa ti gira in testa e quanti rimorsi nascono quando sappiamo di fare qualcosa che ci riporta a quel preciso e lontano periodo della nostra vita.
Certi momenti li affronti, ci lavori, lo comprendi, lo metabolizzi, ma forse non lo superi mai.
Un piccolo demone che si muove dentro i nostri pensieri e, quando meno te lo aspetti, appare e ti guarda con quel sorriso malizioso di chi vorrebbe farti sentire colpevole, insicuro e fragile.
Nel tuo caso, non aver avuto l’appoggio di tuo padre ha sicuramente reso il tutto molto più difficile. Quel disagio adolescenziale che ostacola o forse compromette i suoi sogni di bambino che magari non erano nemmeno i tuoi.
Ti ringrazio per aver avuto la forza e il coraggio di raccontarla di fronte alla classe. Ci vuole una grande forza interiore nel ritornare dentro il dolore, volerlo esprimere senza pudore e vergogna. Quelle lacrime che danno valore ad ogni tua parola e che hanno catturato gli sguardi e spero possano aver scosso le anime e i cuori dei tuoi coetanei.
Ti mando un grosso abbraccio e ricorda che sono fiero di te e di questo tuo percorso di crescita che ti porterà un giorno a gioire della tua spiccata sensibilità e del tuo desiderio di affrontare e superare gli ostacoli della vita.
Il tuo Prof.

