Il coraggio in un passo

Il coraggio in un passo

Si narra che sia più difficile restare che andarsene.

Quella mattina di novembre Mirko si era svegliato stanco, assonnato e pensieroso.

La sua relazione con Camilla durava da anni ed era stata forse l’abitudine, le amicizie in comune, gli impegni finanziari a legarlo a lei, come un cappio che stringe il collo di chi ha deciso di farla finita.

Quel giorno le aveva mandato un rapido e asettico messaggio, il cui contenuto diceva semplicemente: “Questa sera dobbiamo parlare”.

Lei, come tutte le donne innamorate e impaurite dall’idea della solitudine, aveva iniziato ad elaborare infiniti scenari, suddivisi tra paradisi tropicali e inferni danteschi. In un incontro inaspettato si cela sempre la stessa probabilità di essere felici e quella di sprofondare nell’oblio.

La sera lei aveva deciso di mettersi ai fornelli, una semplice e quotidiana azione che ti permette di distrarti dai tuoi più angosciosi pensieri, un modo per tenere la testa impegnata e lontana da mille elucubrazioni mentali.

Lui si presentò alla porta con uno sguardo serio, zero sorrisi e uno sguardo basso, tipico di chi nasconde una crudele verità. Elaborare quel lungo e profondo monologo che solo un cristiano peccatore può fare in chiesa quando chiede perdono al prete di turno in un buio e intimo luogo denominato confessionale.

Espiare i propri peccati significa liberarsi da un male che lentamente ti scava dentro, un po’ come l’acqua di un torrente che con il suo fluire leviga la più possente e aguzza roccia. Una situazione di stallo che non ti permette di liberarti di quelle future opportunità che tutti noi in fondo desideriamo e, forse, meritiamo.

Il sesto senso femminile non sbaglia mai e Camilla si era preparata appoggiata alla superficie della cucina, con le braccia conserte e sguardo fisso verso di lui. Quella ossessiva ricerca dei suoi occhi, perché si sa che la verità si racchiude sempre nell’iride dell’assassino di turno.

Mirko sfoglia quelle parole necessarie a far ingoiare una cattiva medicina ad un bambino malato, rendere dolce ciò che per natura non può che essere amaro, leggero quello che ci rende pesanti e stanchi.

Sapete qual è la verità? Che esiste una linea molto sottile che separa il voler bene dall’amore.

Lui dentro di sé lo sapeva da anni, aveva trovato in lei un’amica speciale, un punto di riferimento, una persona affidabile verso la quale riporre le proprie paure, debolezze, incertezze.
Aveva ingenuamente creduto che questo fosse abbastanza e solo ora ha trovato il coraggio di ammetterlo in primis a se stesso.

Mentire agli altri non è forse un semplice riflesso incondizionato di quanto siamo capaci di farlo con noi stessi?

Non avrebbe mai voluto ferirla.

Quando ci tieni a qualcuno non vorresti mai regalarle un dispiacere, un dolore emotivamente insostenibile, lungo da guarire e privo di qualsiasi efficace cura.

Non vi sono parole giuste per poter sintetizzare un discorso sbagliato.
Lo doveva fare proprio perché a lei ci teneva.
Doveva permettere ad entrambi di ricercare quel qualcosa che ad oggi non aveva ancora ben compreso.

Un qualcosa che nasce dentro, senza definizione, significato o quantomeno una breve descrizione che ti possa guidare nel mondo alla ricerca di uno dei più complessi misteri ancora oggi irrisolto o quantomeno non ben definito.

Uscì da quella stanza svuotato di ogni certezza, in balia degli eventi futuri che lo avrebbero atteso, di un futuro che diventava istante dopo istante sempre più incerto e complicato.

Non soffre sempre e solo chi è stato lasciato, quel dolore si spezza e si divide tra i partecipanti, forse non in modo egualitario, ma comunque mai assoluto e unilaterale.

Non vi è poi un colpevole e un condannato, un giusto e sbagliato, vi sono realisticamente due persone che hanno condiviso e fuso le loro esperienze terrene e il loro percorso di vita per trasformarsi poi in viaggiatori lungo due strade parallele.

Cosa fare ora?

Un passo alla volta. Non correre, non fermarti e non guardarti indietro. Non avere paura di fare passi incerti e maldestri, devi solo rieducare il tuo piede a fidarsi di un terreno nuovo, disconnesso e tortuoso.

Ad ogni passo una nuova incertezza, un nuovo errore, un processo di apprendimento basato su fallimenti da condividere solo ed esclusivamente con il tuo cuore, la tua testa e la tua anima.

Ti diranno che da solo non basti, che sei un giocattolo rotto, un qualcosa che va assolutamente aggiustato, che non potrai funzionare o essere felice e che la vita senza qualcuno perde di senso, di valore.

Senza l’amore che senso possiamo dare alla nostra limitata e misera esistenza?

Tu non crederci, accetta quelle parole ridondanti, non smettere di sentirti sbagliato o inutile.
Sfrutta quel vuoto per riempirlo del bene che vuoi alla vita e alla tua persona.
Buttati nello scoprire ciò che prima ti era stato precluso da altri impegni, fai una lista di cosa ti spaventa e affrontali uno alla volta.

Pensa ad una vacanza tutta tua, scopri la tua intimità, quello che veramente ti piace, quello che odi, quello che puoi accettare e quello a cui puoi rinunciare.

Scopri veramente chi sei e, proprio quando quel traguardo sarà raggiunto, vedrai che tornerai a sorprenderti, meravigliarti, sorridere, gioire, emozionarti e amare il prossimo.

Per amare la vita la devi prima odiare.

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