Lโaltra sera ero a cena con un mio amico imprenditore e, ad un certo punto della serata, siamo finiti a parlare di imposte e ho cercato di chiarire alcune cose che non sapeva.
Non รจ vero che in Italia le imprese sono soggette ad una tassazione elevata in quanto lโaliquota proporzionale I.R.E.S. (imposta sul reddito delle societร , valida per le sole societร di capitali) รจ del 24% ed รจ stata ridotta notevolmente negli ultimi anni.
Il problema non รจ lโaliquota proporzionale stabilita dallo Stato ma lโimporto sulla quale si applica, ovvero la base imponibile fiscale.
Per spiegargli meglio il concetto sono dovuto partire dalla differenza tra il risultato prima delle imposte e lโimponibile fiscale perchรฉ tutto si gioca su questa sottile ma fondamentale differenza.
Il risultato prima delle imposte รจ la differenza tra tutti i ricavi e i costi della tua impresa. Lโunico vincolo a questo calcolo sta nel fatto che i componenti di reddito siano effettivamente stati sostenuti per la tua attivitร dโimpresa e non siano spese a titolo personale (la fattura della cameretta nuova della figlia inserita nel reddito d’impresa come Arredamento).
Lโimponibile fiscale invece parte dal risultato del tuo reddito per poi verificare se i costi aziendali possano o meno essere effettivamente recuperati in sede fiscale. In parole povere occorre aprire un manuale chiamato T.U.I.R. e vedere cosa esso ci dice in merito al costo sostenuto.
Quรฌ sorge il problema che tantissimi imprenditori non conoscono e il motivo per il quale pagano profumatamente i commercialisti.
Il nodo della questione รจ la verifica fiscale dei costi aziendali sostenuti e lโimpossibilitร , a volte, di poter recuperare in sede di tassazione un costo sostenuto e magari giร pagato.
Questo meccanismo perverso genera una base fiscale molto piรน alta di quella civilistica e rende il calcolo delle imposte soggettivo e variabile nel tempo.
A questo punto il mio amico si รจ illuminato e ha capito il motivo per cui ogni anno paga una tassazione dโimpresa diversa e con un impatto percentuale sullโutile molto alto.
Questa mia breve e semplice spiegazione lo ha aiutato ad entrare nel mondo della tassazione e a comprendere come la complessitร della nostra normativa sia il vero problema, smettendo di credere che le imposte societarie in Italia siano alte.
Lui mi ha guardato in modo stranito e mi ha chiesto: โTu cosa faresti per risolvere il problema?โ.
Gli ho risposto che รจ da molto tempo che formulo un mio personale pensiero in materia e credo che la soluzione piรน semplice possa essere quella di permettere alle imprese di scaricare tutti i costi aziendali per il semplice fatto di averli sostenuti e pagati.
Lโincubo di chiedere al commercialista se l’acquisto di un bene o di un servizio รจ recuperabile, totalmente o parzialmente in sede fiscale, dovrebbe smettere di esistere e questo porterebbe la tassazione al 24% sul risultato prima delle imposte.
Un altro aspetto interessante della nostra chiacchierata รจ la necessitร che oggi ogni imprenditore ha di dover chiedere al commercialista la deducibilitร di un investimento prima di eseguirlo per evitare di non poter recuperare il costo sostenuto.
La variabile fiscale nelle scelte aziendali รจ una follia perchรฉ un imprenditore dovrebbe analizzare le proprie scelte strategiche e operative sotto l’aspetto economico, finanziario e gestionale, mai per motivi puramente fiscali.
Immagino le facce dei commercialisti nel leggere questo mio articolo ma io sono un aziendalista puro e non posso che sostenere lโimprenditore nella semplificazione della sua attivitร e nella riduzione dei costi legati a professionisti esterni che lavorano e guadagnano esclusivamente a causa di una normativa complessa che richiede il loro costante intervento.
La semplificazione fiscale รจ il primo passo verso una reale diminuzione della pressione fiscale in modo che si possa scoprire che in Italia le imprese pagano il 24% di I.R.E.S. e, in media, il 3,90% di I.R.A.P.

