Un vero amore non si scorda mai

Un vero amore non si scorda mai

Ho smesso di contare i giorni dall’ultima volta che la vidi.

Il nostro rapporto non è mai stato definito in modo tradizionale, quella modalità che accompagna ogni evoluzione sentimentale che si rispetti. Ci si aspetta sempre che una semplice frequentazione si evolvi e si ufficializzi in fidanzamento, convivenza e infine in un romantico e pianificato matrimonio.

Non ho mai amato dare alle cose una rigida definizione perché il formalizzare il sentimento e, di conseguenza una persona, toglie il fascino e l’incertezza del futuro.

Lei probabilmente non era in sintonia con la mia visione e credo non abbia avuto il coraggio di rinfacciarmelo nel momento in cui vedeva come il fluire del tempo non portava verso gli obiettivi da lei sperati o quantomeno attesi.

Mi sono sempre ritenuto uno spirito libero e sulla base di questa mia filosofia di vita avrei voluto vivere anche l’amore in tal modo. Questa mia visione utopistica si è scontrata con il desiderio femminile di stabilità e di concretezza.

Il suo essere apparentemente accondiscendente mi aveva permesso di non progettare, di prendermi i miei tempi e spazi e di non sentirmi sotto pressione o sotto esame.

L’uomo, se fosse libero di esprimersi senza conseguenze, sposerebbe la mia strategia e vivrebbe ogni relazione emotiva senza l’ansia da prestazione.

Credevo di non dovermi sentire impegnato nei fine settimana e che amare durante la settimana valesse quanto la domenica.

Mi sono reso conto tardi di come il tempo libero dovesse essere, almeno in parte, “ceduto” alle esigenze del partner e come la lontananza abbiano generato una piccola crepa che, con il passare degli eventi e delle mancate parole, si fosse trasformata in un cratere.

L’ultima volta che la vidi fu un sabato pomeriggio di fine inverno. Venne a casa mia e passammo il pomeriggio a guardare un film e a coccolarci.

Avevamo entrambi voglia di possederci e quella sensazione resta ancor oggi una traccia indelebile sotto pelle.

Quando cerco di immaginare come eravamo rivivo tutti quei momenti di intimità dove non vi sono sottotitoli a dover rimarcare o accentuare le mancate promesse, parole dolci che portano certezze annunciate e rassicuranti. Non siamo mai stati grandi oratori d’amore perché sono sempre stati i nostri sensi a parlare per noi. I nostri corpi sono sempre stati capaci di racchiudere pagine e pagine d’inchiostro e le nostre bocche hanno preferito la pelle piuttosto che l’aria.

Non abbiamo mai avuto un incontro finale, la scena finale di un film, la pagina conclusiva di un racconto, l’ultima puntata di una serie Tv, a dire il vero lei me lo ha sempre negato. Non mi sarei aspettato altro che un saluto, un dolce e sincero abbraccio, un grazie e non il freddo di un gelido e asettico abbandono.

Con il passare degli anni il problema è stato quello di affrontare il lutto, la fine di una storia d’amore non è molto distante dalla perdita di una persona cara.

Accettare il rifiuto è stata una guerra giornaliera con quella parte di noi che non accetta l’evento. Placare i pensieri, rifiutare ogni forma di scuse e dare le giuste risposte alla nostra testa è stata la sfida.

Il cuore ha il suo modo di reagire: soffre, perdona e infine trasforma tutta la sofferenza in dolci ricordi. La testa invece è molto più complessa e combattiva: non accetta, trova motivazioni e scuse inventate, punta il dito e si arrabbia, rielabora, rielabora e ancora rielabora, alla fine poi accetta con molta e molta fatica.

Non credo che a distanza di anni un inaspettato confronto possa racchiudere e chiudere quello che abbiamo vissuto perché certi amori non finiscono mai nonostante le azioni e le parole possano intendere e mostrare al mondo il contrario.

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