Oggi voglio parlarvi del concorso docenti, l’ennesima situazione confusa e complessa generata e gestita dal mondo delle istituzioni italiane.
Inizialmente era stato fissato in piena estate e prevedeva un quiz di 80 domande in 80 minuti. In un periodo delicato come la fase 2 cosa si era inventato il nostro Ministero della Pubblica Istruzione? Far migrare, sotto il sole cocente di luglio, migliaia e migliaia di candidati docenti.
Dopo critiche dell’opposizione e di una parte del Governo si è deciso di spostare il concorso in autunno e di sostituisce il quiz con un elaborato, ritenendo il primo non adeguato come strumento valutativo.
Credo che entrambe le scelte di selezione del personale docente siano sbagliate per un semplice motivo: tutti i docenti sono diplomati, laureati e alcuni di loro addirittura specializzati quindi, dover ricorrere ad una prova meramente nozionistica, rende il suo superamento un fatto casuale e poco meritocratico.
Utilizzare le conoscenze per selezionare gli educatori di domani rende il concorso terribilmente retrò e antiquato, soprattutto quando è lo stesso mondo della scuola che parla oramai da anni di competenze.
Quali competenze deve avere un docente oggi? Questa è la domanda con la quale poter costruire un concorso che dovrebbe essere funzionale allo scuola e non alla politica.
Il sistema classe è cambiato rapidamente in questi anni e le nuove generazioni portano in aula esigenze e aspettative molto diverse rispetto al passato. La chiave per poter essere un buon docente è la presenza di quelle che sono definite soft skills ovvero capacità relazionali ed emozionali: la capacità di ascolto, comunicazione e interazione con le persone, capacità di lavorare in gruppo, di organizzare il proprio lavoro e di risolvere problematiche attraverso decisioni che non devono essere corrette solo dal punto di vista giuridico (per far contenti dirigenti e sindacati) ma soprattutto dal punto di vista etico e morale.
Essere oggi un buon docente richiede abilità fuori dal comune perché il nostro ruolo è diventato complesso e articolato. Rispetto al passato non siamo più tenuti ad essere meri portatori di sapere (geni incompresi e saccenti) ma educatori, psicologi, sociologi, giuristi, sindacalisti e opinion leader.
Tornando al tema del concorso come possiamo costruire una prova per valutare tutto questo? Non possiamo, non può esistere una o più prove che possano racchiudere quanto richiesto.
Per questi motivi occorre osservare l’operato di un neo docente all’interno di un’aula per un periodo che copra almeno un intero anno scolastico. Occorre verificarne il percorso partendo dalla progettazione della didattica, passando per la gestione della classe, costruzione di verifiche e griglie valutative, partecipazione a progetti d’istituto, consigli di classe e collegi docenti, per poi concludersi con la fase finale legata a scrutini e valutazioni finali.
Il sentiero è lungo e tortuoso e comporta vari momenti di osservazione e riflessione critica che possano permettere ad una commissione una valutazione approfondita e completa.
Non per ultimo, credo sia importante il giudizio degli studenti e dei genitori perché, una valutazione da parte di altri docenti o di tecnici della scuola, risulterebbe essere comunque e sempre non esaustiva.

